Charles Dickens “David Copperfield”

ch.pngLa storia di David Copperfield narrata da un buono scrittore credo darebbe luogo a un libro trascurabile; narrata da Dickens dà luogo a un capolavoro.

Buoni sentimenti e situazioni patetiche, a volte oltre i limiti del lacrimoso -a partire dalla orrenda infanzia di David, subito orfano di padre, poi vittima dello spietato e calcolatore Murdstone e dalla tremenda sorella, indi orfano anche di madre e solo al mondo- sono profuse a piene mani, eppure D. vi passa in mezzo con trionfale abilità e disinvoltura, dimostrandosi uno straordinario narratore.

Ciò che in mano ad altri sarebbe piagnucoloso in mano a lui diventa delicato; il buonismo diventa autentico calore umano; il gratuito ottimismo razionale illuminismo della ragione e della volontà. Tutto, poi, appare davvero genuino.

Straordinarie sono la verve, l’umorismo bonario, l’inesauribile vena narrativa, che danno luogo -e questo è il miglior pregio di tutti- a una folla di personaggi, a una quantità di caratterizzazioni e di rapporti umani semplicemente sbalorditiva: la strepitosa zia Betsey, la dolce madre di David, i già ricordati Murdstone e sorella, il signor Micawber e consorte, Rosa Datle, il mitico e dannato Steerforth, Pegotty e suo fratello, Uriah Heep e la madre, Agnes, Dora, e i rapporti che volta a volta legano a coppie questi personaggi.

Superbe moltissime chiusure dei capitoli.

Un esempio per tutti a simboleggiare le eccezionali doti di romanziere di D. è il cap. LIII: in mano a qualsiasi altro, se costretto a rispettare gli elementi narrativi che lo compongono, una vaccata; in mano lui una cosa bellissima.

Poronga