Thomas Bernhard “Correzione”

corr.pngRoithamer, sia direttamente che tramite il racconto di un suo fedele amico di infanzia, narra l’impresa della sua vita: la costruzione, nel bel mezzo di una foresta, del cono; una costruzione dedicata alla amata sorella, destinata a corrisponderle e a calzarle alla perfezione.

Progetta il cono e in seguito lo costruisce con le sue mani, impiegando in tutto sei anni.

La sorella, tuttavia, non regge alla vista del cono e muore. R. a quel punto si suicida.

Il suo caro amico (l’altro narratore del romanzo) si dedica quindi al riordino del magmatico materiale letterario lasciato da R., fra cui una biografia che R. ha corretto e ricorretto fino ad annientarla e stravolgerla, e va a tale scopo a vivere nella soffitta di Höller, che Roithamer aveva abitato in vita.

Il libro mi sembra che soprattutto rappresenti la situazione di totale solitudine e isolamento di R., sopportata da questi con stoica fermezza.

Vittima di un padre insensibile e di una madre odiosa e cattiva, R. attende alla sua fallimentare impresa con incrollabile dedizione.

Lo stilo è ellittico, ripetitivo, allucinato.

Un libro unico nel suo genere, ma che non posso dire mi abbia colpito, e ancor meno che mi sia piaciuto in modo particolare, pur essendo Bernhard da molti considerato uno dei più grandi scrittori del ‘900 e questo un capolavoro.

Poronga

 

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Thomas Bernhard “Si”

siTrovo su una bancarella ” Sì ” di Bernhard, pubblicato nel 1983, spero che sia ancora disponibile se qualche Asinista vorrà leggerlo. Bernhard è, secondo illustri germanisti, il maggiore scrittore in lingua tedesca del secondo Novecento. Ha scritto, fra gli altri, il famoso ” Antichi maestri ” e il per me ancor più bello ” Amras “.
” Sì ” è un libro di cupa disperazione: il protagonista è un intellettuale sull’orlo del suicidio, ama la musica di Schumann e il filosofo pessimista per eccellenza, Schopenhauer, non sa cosa fare della propria vita, ma incontra un’anima gemella con la quale condivide sensazioni e ispirazioni ( a livello puramente platonico, è una donna sposata e questo è un libro troppo cerebrale per parlare di tradimenti carnali ).
Quello che succede e come evolve il rapporto non lo racconterò per lasciare a chi leggerà il libro il piacere di scoprirlo, ma quello che è veramente importante in ” Sì ” è il linguaggio. Avete presente quella tecnica di scrittura che prevede un continuo flusso ininterrotto di parole, senza dialoghi, con periodi lunghi anche diverse pagine senza un punto, diverse righe senza neppure una virgola? E’ una tecnica molto coraggiosa ma pericolosa, rischia di trasformare la lettura in un mattone insopportabile, ma può essere estremamente affascinante. Richiede però un totale controllo, la scelta di ogni singola parola diventa importantissima, non sono ammessi errori. Naturalmente la sfida ha tentato molti scrittori ma, fra i contemporanei, così su due piedi, mi vengono in mente solo Saramago e Marìas in grado di uscirne vincitori, non a caso due maestri. E, naturalmente, Bernhard.
Il fascino del linguaggio di Bernhard – il libro è molto ben tradotto, ma naturalmente chi è in grado di leggerlo nell’originale potrà trarne un piacere ancora maggiore: pensate solo all’asprezza del titolo originale ” Ja ” rispetto alla dolcezza dell’italiano ” sì ” – , sta nella musicalità delle continue assonanze e ripetizioni, in un risultato quasi ipnotico. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, grazie a questa musicalità la lettura risulta molto agevole, e qui sta il miracolo di una prosa apparentemente farraginosa ma in realtà scorrevolissima. Inserisco qui una curiosità e una richiesta di aiuto agli Asinisri: in 140 pagine c’è un solo punto e a capo. Se un maestro come Bernhard lo mette, non è certo un caso. Io ci ho passato mezz’ora, rileggendo più volte le pagine precedenti e seguenti, e naturalmente ho una mia ipotesi ma non mi sembra affatto convincente. Se leggete il libro, datemi per favore la vostra idea sul mistero del punto e a capo.
Fin qui l’aspetto tecnico, ma c’è qualcosa che va al di là della tecnica: quando uno scrittore vi offre il suo prodotto finito voi giudicate il risultato dopo che lui ha limato, ritoccato ecc. ma quando vi dà un flusso ininterrotto di parole, senza dialoghi, senza pause, senza l’alternanza di descrizioni e linguaggio diretto è qualcosa di più intimo, è come se un artigiano vi facesse entrare nel suo laboratorio. E il laboratorio di uno scrittore è la sua mente. Entrare nella mente di un personaggio del livello intellettuale di Benhard è una esperienza da non perdere.
In ” Sì ” non succede niente, ma è un libro bellissimo. E’ un libro pieno di dolore, perché la grande letteratura è come la vita. Quel dolore lo sentirete dentro di voi ad ogni pagina, ad ogni riga. Leggetelo.
Traddles