Jonathan Coe “La pioggia prima che cada”

Rosamond muore e lascia una specie di testamento spirituale rappresentato da venti fotografie e da quattro audiocassette da lei registrate che tali fotografie commentano. Incarica Gill, la sua nipote preferita, di consegnarle a una certa Imogen, che nonostante le ricerche fatte non viene trovata.  Gill decide allora di ascoltare le cassette insieme alle due figlie, durante un’interminabile pomeriggio-sera.

Rosamond attraverso le immagini ripercorre i momenti e soprattutto gli incontri salienti della sua vita, tra i quali spicca quello con una donna che diventerà per alcuni anni la sua compagna (poi sostituita da un’altra) e con la quale darà vita a una specie di famiglia arcobaleno ante litteram insieme alla nipote Thea, profondamente segnata dal difficile rapporto con la madre, che essa riproporrà a sua volta, e in peggio, con sua figlia Imogen.

Rosamond giunge alla fine del racconto e anche della sua vita, che decide serenamente di chiudere con una buona dose di whisky e di sonniferi.

Mi è sembrato un libro ambizioso ma alla fin fine abbastanza pesante e sentenzioso, a partire dal modo col quale è costruito. La cosa migliore è il titolo. Di gran lunga il romanzo peggiore fra quelli che ho letto di Jonathan Coe (consiglio soprattutto “La famiglia Winshaw”).

Poronga

Jonathan Coe “Expo 58”

co.jpgicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoCoe si conferma un ottimo narratore. Adotta qui uno stile pacato e colloquiale (non so perché ma a me piace quando ho l’impressione che l’autore stia quasi raccontando direttamente al lettore, come se si trattasse di una specie di colloquio a quattr’occhi) per raccontare la storia di Thomas Fowley, trentenne inglese dalla vita quieta fra un lavoro di media soddisfazione quale copywriter presso il Central Office of Information di Londra, una moglie carina che ama mediamente, una piccola figlia che a quanto pare non considera troppo, e che viene improvvisamente catapultato a Bruxelles, in occasione della Fiera Expo del 1958, per occuparsi del padiglione britannico.

Thomas ci va abbastanza titubante, ma viene presto contagiato dalla vita varia e rutilante in un ambiente cosmopolita che offre molte occasioni di incontri, anche con ragazze alquanto piacenti, e molti stimoli nuovi -l’Expo 58 viene ricordato come fortemente caratterizzato dalla innovazione tecnologica e dalla sua vocazione avvenieristica-; sembra quasi si tratti di una sorta di parentesi nella Guerra Fredda USA/URSS che vede in quegli anni il suo apice, in uno spirito di scambio e apertura reciproca. Continua a leggere

Jonathan Coe “La famiglia Winshow”

coe.jpgicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Nessuno ha ancora parlato di questo più che degno autore, e quindi mi affretto a colmare la lacuna.

Soprattutto in questo romanzo, certamente il migliore fra quelli che ho letto, Jonathan Coe mi è parso una specie di Pennac (si intende, quello dei giorni belli) britannico: brillante e acuto, racconta con ritmo e gran senso del romanzo e della narrazione la storia di una orribile e potentissima famiglia -i Winshow, appunto- che incarna il cinismo e la mancanza di scrupoli del capitalismo, sia passato che presente.

Tutto nasce da un omicidio che, onde coprire i suoi loschi traffici con il nazismo, Lawrence Winshow commissiona a danno del fratello Godfrey, fatto poi risultare ufficialmente abbattuto dalla contraerea tedesca durante una missione di guerra. Continua a leggere