Ardur A. Olafsdottir “Rosa candida”

olaicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Lobbi non è certo un ragazzo ordinario: molto dotato, ha 22 anni, una figlia di pochi mesi nata da “un quinto di notte d’amore” con una sconosciuta di nome Anna, un dolore per la improvvisa morte della madre -la cui miriade di ricordi scandisce l’intero romanzo- , un fratello gemello bellissimo e handicappato che cura amorevolmente, un padre anziano e un po’ bislacco. A un certo punto decide di lasciare l’Islanda per andare ad occuparsi in un paese lontano di uno dei più bei roseti del mondo annesso a un  convento e travolto dall’incuria. Con sé porta alcune piantine di una varietà di rose, la Rosa Candida, eredità del grande amore della madre per la botanica e il giardinaggio.

Fra strane vicende, fra cui una appendicite che lo coglie all’inizio del viaggio, Lobbi arriva al convento, incomincia a lavorare duramente al roseto, e incontra un curioso religioso, padre Tommaso, amante dei liquorini e soprattutto enciclopedico cinefilo in grado di citare almeno un film per qualsiasi caso della vita.

In questi frangenti Lobbi si vede improvvisamente arrivare fra capo e collo Anna e la piccola Mari Sòl (insieme a padre Tommaso gli unici nomi normali del romanzo: gli altri si chiamano Arnljòtur, Thòrgunnur, Thòrlakatùr…).

Anna è una ragazza enigmatica, Mari Sòl una bambina quasi prodigiosa: piano piano e nell’incredulità di Lobbi (“Non mi era mai successo di restare dopo aver fatto l’amore con una ragazza. Sono sempre fuggito prima che cominciassero a preparare la colazione“) si forma una specie di ménage familiare; probabilmente Lobbi si innamora di tutte e due.

Speriamo vada a finire bene, anche se non è detto, e il romanzo non lo dice.

Olafsdottir è un caso letterario: racconta le sue storie insolite e lievi con una sommessa grazia tutta sua, e a me rimane sempre il gradevole dubbio sul chi sa che cosa avrà voluto dire. Però lo dice benissimo e in un modo che non saprei veramente a chi altro poter paragonare.

Poronga

 

One thought on “Ardur A. Olafsdottir “Rosa candida”

  1. Un romanzo a mio giudizio incantevole nella sua grazia lieve e vaga dolcezza, come gli altri libri di Olafsdottir scritto con intelligenza e rara umanità. Per me merita 4 teste di asinello.

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