Maylis de Kerangal “Riparare i viventi”

ke.pngPuò accadere di andare a dormire la sera e la mattina dopo dover decidere se autorizzare l’espianto di organi dal corpo del figlio, in coma irreversibile per un incidente di poche ore prima. Può accadere, accade.

Anche questo racconta Maylis de Kerangal in questo straordinario romanzo. C’è tutto e nulla viene risparmiato: la vitalità di Simon, 19 anni, l’incidente, la telefonata del mattino, lo smarrimento, la corsa in ospedale, e via via fino alla fine. Il romanzo si apre alle 5,50 e si chiude alle 4,49 del mattino dopo, quando tutto è compiuto.

In questo contesto, l’avvicendarsi delle figure dei protagonisti: Simon, i suoi genitori, i sanitari che devono gestire il caso (fra i quali Thomas, figura di eccezionale riuscita), le équipe che devono eseguire l’espianto e l’impianto, la ricevente del cuore di Simon.

Ma al di là della magistrale costruzione del romanzo, quello che più colpisce è la capacità descrittiva di questa autrice, a tal punto profonda che sembra quasi che de Kerangal questa vicenda l’abbia in qualche modo vissuta dal punto di vista di ognuno dei personaggi -tutti di grande livello- che ne sono i protagonisti.

Per esempio (ma è solo un esempio) quando Thomas parla con i genitori di Simon per introdurli alla possibilità dell’espianto è costretto a chieder loro se il ragazzo ha mai in passato accennato al tema della donazione di organi:

Vorrei sapere se vostro figlio ha avuto occasione di esprimersi a questo riguardo, se gli è capitato di parlarne con voi. I muri ballano, il pavimento ruota, Marianne e Sean sono storditi. Bocche spalancate, sguardi che vagano a livello del tavolino, mani che si torcono, e quel silenzio interminabile, fitto, nero, vertiginoso, mescola il panico alla confusione. Un vuoto si è aperto davanti a loro”.

Maylis de Kerangal racconta una storia di tragedia e di rinascita al contempo con una prosa che la sua traduttrice italiana definisce “ardente” (per me forse anche un pochino troppo), dimostrando una capacità eccezionale di partecipare e far partecipare il lettore a quello che succede in un giorno terribile  e febbrile. “Seppellire i morti, riparare i viventi”.

In tutto ciò anche la descrizione, credo assai precisa, della eccezionale organizzazione e tecnica che presiede ai trapianti e che mi ha fatto pensare alle meraviglie, e non solo ai disastri, di cui è capace l’uomo.

Forse abbiamo una grande scrittrice.

Poronga

Se desideri acquistare questo libro, puoi cliccare questo link: Riparare i viventi

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