Jeanette Winterson “Frankissstein”

franicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Con la scrittrice Jeanette Winterson ho avuto un rapporto difficile ed ambivalente dal suo esordio fino ad ora. Mi rifiutai di leggere “Non ci sono solo le arance” per il troppo parlare che se ne era fatto, però poi mi feci coinvolgere in modo malsano da “Scritto sul corpo” e mi angosciai leggendo quelle che mi sembravano somiglianze strettissime con la storia d’amore tormentata che stavo vivendo.

Nel 2011 mi regalarono “Perché essere felice quando puoi essere normale?” Lo trovai interessante e divertente grazie alla fortunata distanza tra l’esperienza familiare che vi era descritta e la mia. Infine, pochi giorni fa, da una vetrina vedo spiccare “Frankissstein”. Il titolo è un bel gioco e mi incuriosisce anche se – penso – strizzare l’occhiolino a Mary Shelley è diventato di moda da che il 2018 ha visto compiersi il duecentesimo compleanno di Frankenstein. Continua a leggere