Alphonse Daudet “Tartarino di Tarascona”

Ero convinto, forse per l’enorme successo avuto, che si trattasse di un librone di alcune centinaia di pagine; invece è un libretto che raggiunge a malapena la novantina, almeno nella mia edizione  Superbur Classici.

Nulla di eccezionale, beninteso, però si tratta di un racconto denso e svelto delle “imprese” di questo personaggio che, come lo stesso Daudet più volte ricorda, reca fuse in sé le caratteristiche di Don Chisciotte e di Sancho Panza.

La cosa più riuscita del libro mi sembra la benevola descrizione di questo roboante personaggio: “Giunto all’età di quarantacinque anni, l’intrepido Tarasconese non aver mai dormito una sola volta fuori dalla sua città”. Il suo spirito di avventura lo porta tuttavia a partire, armato fino ai denti, per la lontana Algeria alla caccia di leoni (che non ci sono, tranne uno pietosamente addomesticato), forte del fatto che “aveva letto Giulio Gèrard e conosceva a menadito la caccia al leone, come se l’avesse fatta“.

L’esito è ovviamente grottesco e disastroso, e alla fine il buono e ingenuo  Tartarino, che ha perso tutto, ritrovandosi solo con l’unica compagnia di un cammello spelacchiato che lo segue passo passo come un cagnolino, piange.

Ma la sorte è benigna, e Tartarino verrà egualmente ha accolto come un eroe dei suoi entusiasti concittadini.

Un libro piacevole e curioso, che in fondo vale la pena di leggere.

Poronga