James Baldwin “Un altro mondo”

J. B. è autore di una certa importanza. Per esempio Paul Auster in “4321” lo cita diverse volte, il che mi ha incuriosito. Però questo libro a me proprio non è piaciuto.

Ambientato nella New York degli anni ’60, l’epoca in cui il libro è stato scritto, racconta la vita difficile e spesso tragica di coloro che ne sono protagonisti, a partire da Rufus, un giovane batterista jazz nero, sofferente e alla deriva. A lui si sostituisce nel racconto la sorella Ida, compressa in un umile lavoro di cameriera, ma che forse sta sbocciando quale cantante di grande talento. E devo dire che le descrizioni di Rufus e Ida quando suonano o  cantano nelle fumose e alcoliche atmosfere dei locali del tempo costituiscono la parte migliore del libro, per il resto soprattutto dedicato a descrivere l’impossibile interazione fra neri e bianchi. Principale rappresentante di questi ultimi è Vivaldo, amico fraterno di Rufus, che intraprende con Ida una relazione burrascosa e tossica per entrambi.

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