Isabel Allende “La casa degli spiriti”

Per Alba che aveva vissuto fino ad allora senza avere sentito parlare di peccato né di buone maniere da signorina, ignorando il limite tra l’umano e il divino, il possibile e l’impossibile, vedendo passare per i corridoi uno zio nuda che faceva esercizi di karate e un altro sepolto sotto una montagna di libri, suo nonno che distruggeva a bastonate i telefoni e i vasi sula terrazza , sia madre che se la squagliava con la sua valigetta da pagliaccio, e sia nonna che muoveva il tavolino a tre gambe e suonava Chopin senza aprire il piano, la vita in collegio era sembrata insopportabile”.

Questo passo a circa tre quarti del libro ne sintetizza il centro narrativo, rappresentato dalla famiglia dei Trueba e, al suo interno, dagli incontrastati protagonisti del romanzo: Esteban, uomo vulcanico, prepotente, collerico e infaticabile, che trasforma in oro tutto quello che tocca, e la sua adorata sposa Clara (cui peraltro in un accesso d’ira non esita a mollare uno sganassone che le fa cadere i denti, e da allora Clara non gli rivolgerà mai più la parola pur restando al suo fianco), una specie di angelo distratto dai poteri paranormali, allegra e candida, “che non sopporta le disgrazie”, capace di rassicurare sua figlia circa l’esistenza in vita del suo innamorato “Perché l’ho sognato” (ovviamente il sogno è esattissimo).

Nel contesto di questa saga familiare, che percorre quattro generazioni, la storia cilena che segue il graduale passaggio da una società rurale dominata in modo incontrastato dai padroni, di cui Esteban è iconico esempio, al socialismo di Allende, fino alla sua caduta, che vede ancora Esteban -forse, sia pur di poco rispetto a Clara la figura più riuscita del romanzo- fra i suoi protagonisti.

Il romanzo si iscrive a pieno titolo nel “realismo magico” sudamericano, in delicato bilico fra la storia, anche quella più sanguinosa, e una atmosfera soprannaturale ma discreta.

E’ stato un piacere rileggere questo romanzo che al suo apparire, negli anni ’80, lessero proprio tutti.

Di Allende ho in seguito letto un altro paio di libri, ma non mi pare si sia mai ripetuta ai livelli di questo suo romanzo d’esordio.

Poronga