Herbert Liebman “Città dei morti”

Paul Konig è un anatomopatologo e medico legale. Autorità mondiale indiscussa nel suo settore, è un uomo duro, aspro, che ha sacrificato la sua vita personale, anche e soprattutto nei rapporti con la figlia, che appaiono irrimediabilmente deteriorati, a quella che più che una professione è una sorta di ossessione.

Capace di “leggere” come nessun altro i corpi che esamina, traendo informazioni per altri impensabili e sempre preziose ai fini delle indagini, viene descritto mentre è impegnato, infaticabile e quasi maniacale, su diversi fronti, il principale dei quali prevede la “ricostruzione” di tre corpi fatti a pezzi e disseminati in una delle baie antistanti New York. Questo macabro puzzle rivela appieno le sue qualità scientifiche e deduttive, e si intreccia con la sparizione della figlia, probabilmente vittima di un rapimento, la cui voce gli viene sadicamente fatta sentire al telefono, mentre viene torturata. Finale abbastanza banale, almeno secondo me.

Non posso dire che questo ponderoso romanzo mi abbia entusiasmato: trama non particolarmente avvincente né ingegnosa, prosa tutt’altro che brillante (“Crede che non sappia dove ho spedito un solo stramaledetto giornale? Cristo santo”: l’esempio è abbastanza tipico), molte lunghe descrizioni senza gran pregio, e soprattutto dettagli anatomici a go go di corpi variamente sventrati, mutilati e sezionati, e delle varie operazioni che su di essi compie Konig che rivelano un gusto del macabro abbastanza inquietante. Per di più il buon Liebman mi è parso alquanto omofobo e reazionario, anche se dotato di una cultura sulla anatomia umana pressoché enciclopedica.

Poronga

Gianrico Carofiglio “La versione di Fenoglio”

I ricordi: quanto sono fedeli ai fatti a cui abbiamo assistito? Quanto c’è nei nostri ricordi, anche se in ottima fede, di quanto è accaduto realmente?  Quanta “verità” c’è nel nostro vissuto? Sorprendentemente poco….
Questa è la lezione che il maresciallo Fenoglio ci impartisce questa volta, illustrandoci quanto questa acquisizione sia determinante nella conduzione delle indagini per un bravo sbirro. E come sempre sapientemente sa fare il suo adorabile autore, il suo personaggio ci fa capire quanto questa acquisizione sia fondamentale anche nella nostra vita di ogni giorno. Quanto sia determinante nel nostro equilibrio mentale, nella nostra capacità di avere relazioni con gli altri, essere consapevoli di tutto ciò.

Romanzo originale, ricco di contenuti, che invita alla riflessione senza mai essere didascalico. Con la capacità inoltre di evidenziare il piacere di una relazione casuale,ma improvvisamente profonda ed intensa,  tra un adulto ricco di esperienza ed un giovane riflessivo in cerca di una sua strada.

Mr. Maturin

Ivo Andric “Racconti di Sarajevo”

I “Racconti di Sarajevo” di Ivo Andric’ sono belli, intensi e piuttosto inqietanti.

Qualche anno fa avevo letto il suo capolavoro, “Il ponte sulla Drina” anch’esso bellissimo, ricco e disperato.

In questo però si parlava di storia, della storia che tritura incurante gli individui, che procede nel suo iter dettato dai potenti, dalle loro ambizioni, dalla loro emotiva irragionevolezza e che scava nella vita dei popoli ignari solchi di disperazione e dolore.

Da questo dramma però, anche se afflitto dal dolore narrato, sono riuscito a mantenere un certo distacco, una certa fredda e dolorosa partecipazione.

In questa raccolta di racconti invece, Andric’ non scava più nella storia, mostrandoci le sue storture, peraltro sempre drammaticamente presente se si parla di questo disperato paese, ma piuttosto guarda nell’intimo dell’animo umano, sempre ovviamente collegato agli eventi  politici e culturali che lo mettono alla prova. 

Vi garantisco che l’analisi è così trasparente profonda e sincera che è difficile tenersene al di fuori, riuscire a seguirne il pensiero senza venirne profondamente coinvolti.

Non so se è capitato anche ad altri, ma leggendo di questi personaggi anche un po’ estremi data la loro situazione esistenziale, grazie all’attenta e lucida analisi che ne fa l’autore, ho comunque trovato aspetti e pensieri che in fondo mi appartengono. Spesso si tratta di atteggiamenti non positivi, di incapacità di essere  razionali, di stare al mondo nel modo corretto e di essere utili a sé stessi ed agli altri.  Un po’ la nostra anima nera, che in tutta una vita di esperienze e prove siamo riusciti a dominare, a condurre nella normalità consentita.

Questa parte scomoda che tutti noi abbiamo, sembra essere microscopicamente rilevata e messa in evidenza nei personaggi di Andric’, che sa descriverla in modo così disincantato ed evidente, da farci identificare nostro malgrado.

Racconti quindi con un taglio più psicologico ed esistenziale rispetto al primo romanzo che ho letto e in qualche modo più coinvolgenti.
Rimane sempre evidente la padronanza nel raccontare, nel narrare quella storia che talvolta ci travolge, nello scavare  nell’animo umano, con una prosa sempre limpida, lineare ed efficace.

Lettura dolorosa.

Non sorprende che Ivo Andric’ si sia aggiudicato il Nobel.

Mr. Maturin

Peter Handke “Prima del calcio di rigore”

Josef Bloch, ex portiere di calcio, viene improvvisamente licenziato dal lavoro che svolgeva presso un cantiere edile. Inizia qui il questo breve romanzo, che descrive la sue peregrinazioni in una città che non viene nominata. Josef si muove come un automa, vaga per strade, mercati, cinema, una pensione per passare la notte, cerca al telefono persone che non trova mai, si imbatte in una donna che è disposta a passare la notte con lui e, apparentemente senza motivo, dopo un frettoloso rapporto sessuale la strangola, senza che però questo assurdo episodio lasci traccia alcuna nel  racconto e , almeno apparentemente, sulla sua psiche. Nel suo girovagare fa discorsi solitari e si pone una serie di domande sul perché dei singoli fatti, anche quelli più minuti e insignificanti, cui assiste, cui non trova mai risposte.

Va allo stadio dove si sta giocando una partita, e vede calciare un calcio di rigore che viene miseramente fallito. Fine.

Un gelido, singolare racconto, che si svolge come attraverso la successione di una serie di istantanee in bianco e nero, descritte con poche e secche parole, in una atmosfera rarefatta e quasi sonnambula: “Vide che nei frutteti le casse piene di mele venivano rovesciate nei sacchi. Una bicicletta che lo superò slittava di qua e di là nel fango. Vide due contadini darsi la mano sulla porta di un negozio; le mani erano così asciutte che le sentì frusciare. Dai sentieri campestri strisce di melma impresse dai trattori conducevano fino alla strada asfaltata. I parcheggi davanti ai negozi si svuotavano; i clienti ritardatari passavano dall’ingresso posteriore. ‘Schiuma’ ‘scorreva’ ‘giù’ per i gradini del portone. ‘Piumini’ erano stesi ‘dietro’ ‘le finestre’. Le lavagne nere con le scritte dei prezzi furono riportate nei negozi’. E via di questo passo.

Dopo questo romanzo nacque una collaborazione fra Handke e Wim Wenders, e la cosa non mi stupisce perché mi sembra di scorgere una forte affinità rappresentativa fra i due. Però il bellissimo “Nel corso del tempo” è davvero un’altra cosa.

Poronga

Jennifer Egan “Manhattan beach”

La dodicenne Anna Kerrigan -così inizia il romanzo- accompagna il padre, uomo dalla non limpida vita, a visitare Dexter Styles, un influente a affascinante capo malavitoso,  presso il quale deve svolgere una non meglio precisata commissione .

Fra Anna e il padre vi è un forte rapporto, destinato a interrompersi con la improvvisa scomparsa dell’uomo. Anna ha anche un forte rapporto con la sorella Lydia, “un miscuglio di bellezza e deformità”, e con la madre, affranta dalla fatica e dal dolore per la seconda figlia.

Siamo nel corso della seconda guerra mondiale, raccontata dal punto di vista dei cittadini americani che partecipano col lavoro e il sacrificio allo sforzo bellico (un punto di vista quindi insolito, dal momento che normalmente gli americani vengono rappresentati nei teatri di guerra, specie europei); uno sforzo cui partecipa anche Anna, impegnata con altre migliaia di ragazze nella costruzione delle navi da guerra, ma che poi, rapita dagli addestramenti che i palombari svolgono nel porto dove lavora, diventa palombaro essa stessa -il primo palombaro donna- sconfiggendo lo scetticismo maschile da cui è circondata.

Parte di qui una lunga e complessa vicenda, che credo abbia molto impegnato Egan, come ad esempio si capisce dal grande sforzo di documentazione circa il periodo e circa quanto narrato; per esempio E. mostra una conoscenza sorprendente di tutto quanto (attrezzature, tecniche, rischi ecc.) concerne il mondo delle immersioni umane.

Detto questo, io il perché di questo romanzo, che segue il molto più riuscito “Il tempo è un bastardo”, Pulitzer 2011, non è che lo abbia capito molto, e mi è sembrato nel complesso  una cosa poco riuscita e poco incisiva, che già faccio fatica a ricordare.

Poronga

Isabel Allende “La casa degli spiriti”

 

Per Alba che aveva vissuto fino ad allora senza avere sentito parlare di peccato né di buone maniere da signorina, ignorando il limite tra l’umano e il divino, il possibile e l’impossibile, vedendo passare per i corridoi uno zio nudo che faceva esercizi di karate e un altro sepolto sotto una montagna di libri, suo nonno che distruggeva a bastonate i telefoni e i vasi sula terrazza , sua madre che se la squagliava con la sua valigetta da pagliaccio, e sia nonna che muoveva il tavolino a tre gambe e suonava Chopin senza aprire il piano, la vita in collegio era sembrata insopportabile”.

Questo passo a circa tre quarti del libro ne sintetizza il centro narrativo, rappresentato dalla famiglia dei Trueba e, al suo interno, dagli incontrastati protagonisti del romanzo: Esteban, uomo vulcanico, prepotente, collerico e infaticabile, che trasforma in oro tutto quello che tocca, e la sua adorata sposa Clara (cui peraltro in un accesso d’ira non esita a mollare uno sganassone che le fa cadere i denti, e da allora Clara non gli rivolgerà mai più la parola pur restando al suo fianco), una specie di angelo distratto dai poteri paranormali, allegra e candida, “che non sopporta le disgrazie”, capace di rassicurare sua figlia circa l’esistenza in vita del suo innamorato “Perché l’ho sognato” (ovviamente il sogno è esattissimo).

Nel contesto di questa saga familiare, che percorre quattro generazioni, la storia cilena che segue il graduale passaggio da una società rurale dominata in modo incontrastato dai padroni, di cui Esteban è iconico esempio, al socialismo di Allende, fino alla sua caduta, che vede ancora Esteban -forse, sia pur di poco rispetto a Clara la figura più riuscita del romanzo- fra i suoi protagonisti.

Il romanzo si iscrive a pieno titolo nel “realismo magico” sudamericano, in delicato bilico fra la storia, anche quella più sanguinosa, e una atmosfera soprannaturale ma discreta.

E’ stato un piacere rileggere questo romanzo che al suo apparire, negli anni ’80, lessero proprio tutti.

Di Allende ho in seguito letto un altro paio di libri, ma non mi pare si sia mai ripetuta ai livelli di questo suo romanzo d’esordio.

Poronga

Maurizio De Giovanni “Il posto di ognuno”

degioicona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoIn una torrida Napoli degli anni ’30 il commissario Ricciardi assieme al fedele brigadiere Maione si trova ad indagare sull’omicidio di una duchessa, trovata morta nei suoi appartamenti. E’ una donna avvenente, mangiauomini e senza scrupoli, che è riuscita a farsi sposare dal nobile e incartapecorito duca approfittando del suo lavoro di infermiera presso la prima moglie, morta da tempo.

Gli indiziati principali sono un giornalista, stregato dalla duchessa, e che per lei ha sconvolto la sua vita e lasciato la felice famigliola, e il figlio del duca, che chiama la morta “la cagna” e ostenta un odio senza quartiere, rammaricandosi unicamente di non essere stato lui a porre fine ai suoi giorni. Continua a leggere

David Garnett “Aspetti dell’amore”

garnetticona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoRose, giovane donna forte e dominatrice, viziata dalla propria bellezza che la abituerà a vincere ogni battaglia, fa perdutamente innamorare di sé il giovanissimo Alexis, che nel corso della storia, respinto e abbandonato, giungerà persino a pensare, e a tentare, di ucciderla.

Ma la storia non finisce con il mezzo fiasco in cui sfocia il dramma della gelosia, anzi.

Continua a leggere

Franz Werfel: “ Bernadette “

warficona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoIo sono felicemente ateo, e cercherò quindi di non ferire i sentimenti religiosi di nessuno. Apparentemente dunque non dovrebbe interessarmi un libro sulle presunte apparizioni della Madonna scritto – peraltro da uno scrittore ebreo – per adempiere ad un voto. Eppure … quando questa storia è narrata da un grande scrittore, il risultato può essere un grande libro. Werfel, già fuggito dall’Austria, fugge dalla Francia occupata dai nazisti e, nel tentativo di arrivare in Spagna, trova rifugio per diverse settimane nella cittadina di Lourdes, la cui storia gli è del tutto sconosciuta. Giunto in America, adempie subito al suo voto, e lo fa con sensibilità di poeta che avverte il senso religioso in un’epoca oscura in cui tutti i valori vengono negati. Il risultato è questo poema in forma di romanzo – meglio il titolo originale, Il canto di Bernadette – che non so se piace ai cattolici, ma certamente è alta letteratura. Continua a leggere

William Trevor “Il viaggio di Felicia”

trevoricona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Felicia ha 17 anni. Vive in un piccolo centro in Irlanda entro una famiglia dalle forti tradizioni nazionaliste assieme un rigido padre, cui forse la dedizione alla causa dell’indipendenza ha tolto umanità e comprensione, ed ai fratelli, precocemente sfiancati dal lavoro, credo in miniera. La madre è morta quando era piccola.

La vita di Felicia ha poco o nulla di bello, fino a quando non incontra uno svelto giovanotto col quale amoreggia e che la mette incinta, per poi sparire. Continua a leggere