Annie Ernaux: Nobel!

Finalmente, dopo numerose scelte discutibili se non proprio astruse, il Premio Nobel 2022 va ad una grande scrittrice.

Annie Ernaux è una autrice profonda, acuta, coraggiosa, elegante.

Sul sito sono commentati tre suoi libri, uno più bello dell’altro.

Sono proprio contento.

Poronga

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Stendhal “La Certosa di Parma”

Fabrizio del Dongo, focoso idealista di nobili origini, con l’incoscienza e l’ingenuità dei suoi 17 anni si unisce alla truppe napoleoniche, sfortuna vuole, proprio nella battaglia di Waterloo, che segna la definitiva sconfitta del grande uomo.

Stendhal, con occhio benigno e lievemente ironico, ne segue le poco gloriose vicende -per incominciare i soldati francesi, insospettiti dal suo italiano, lo mettono in gattabuia, da dove riesce in qualche modo a scappare trovandosi nel fischiare di cannonate e schioppettate di cui poco o nulla capisce, con la sola preoccupazione che quello sia davvero il suo “battesimo del fuoco”- fino all’epilogo dei suoi 24-25 anni.

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Giuseppe Dessì “Paese d’ombre”

Si racconta la storia, che si svolge nel centro della Sardegna nella seconda metà del 1800, di Angelo Urias da quando, bambino solo con una madre vedova che vive in condizioni umili e povere, giunge alla fine della sua vita, attorniato dalla stima e dall’affetto del piccolo paese nel quale è sempre vissuto,  arrivando alla carica di sindaco-benefattore della sua comunità.

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Anna Burns “Milkman”

Libro pluripremiato (fra gli altri un Booker Prize) ha come protagonista una ragazza diciottenne che racconta la vita sua e della comunità che le sta attorno in Irlanda del Nord durante il periodo dei cosiddetti “troubles”, quando protestanti e cattolici, divisi da un odio profondo, pur costretti a vivere fianco a fianco si sparavano gli uni con gli altri, massacrandosi in frequenti attentati dinamitardi: “era un continuo vacillare e vorticare. Era vendetta e controvendetta“.

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Walter Tevis “La regina degli scacchi”

La piccola Beth Harmon finisce in un orfanotrofio in attesa, come tutti, di qualcuno che la adotti. I bambini, a parte alcuni metodi sbrigativi, quale quello di dare loro quotidianamente dei calmanti, non se la passano poi così male, anche se ovviamente c’è poco da stare allegri. Un bel giorno Beth, mandata nei sotterranei per pulire dei cancellini, scorge il burbero factotum dell’istituto intento a giocare da solo una partita di scacchi. Irresistibilmente attratta, spia per giorni e giorni queste solitarie partite fino a capirne le regole. A quel punto chiede all’omone di giocare. In capo a qualche mese questi capisce di essere alle prese con uno straordinario talento di soli 8 anni che comincia a stracciarlo regolarmente, così come straccia tutti coloro che provano a misurarsi con lei, anche in partite in contemporanea.

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Douglas Stuart “Storia di Shuggie Bain”

All’inizio degli anni ’80, in una Glasgow devastata dal più feroce thatcherismo, Annie Bain è alle prese con la minaccia incombente della miseria, un marito egoista, furbastro, donnaiolo e privo di scrupoli, che la pianta subito dopo averla costretta a traslocare in una specie di topaia assieme ai tre figli fra i quali quello minore, Shuggie, con il quale la donna ha uno specialissimo e tenero rapporto.

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Jaun Gabriel Vasquez “Voltarsi indietro”

Questo libro è stato scritto, durante la reclusione forzata da Covid, spiega l’autore, e pubblicato nel 2020 in molti paesi, ha ricevuto recensioni entusiaste da calibri come Emmanuel Carrere e Vargas Liosa, prima di essere tradotto in italiano e pubblicato da Feltrinelli nel luglio di quest’anno, con una bellissima copertina che riproduce un’illustrazione di Emiliano Ponzi, dove si vedono tre guerriglieri armati e travisati che si inoltrano in una giungla illuminata al centro da una stella a cinque punte gialla.

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Damon Galgut “La promessa”

Meritatissimo Booker Prize 2021. Si narra la storia degli Swart, una benestante famiglia sudafricana. Quattro lunghi capitoli, distanziati di una decina d’anni l’uno dall’altro, segnati da quattro morti, e collocati nello sfondo della storia del Sud Africa, a partire dall’apartheid ancora in auge, con Mandela in carcere. In questo contesto si verifica la prematura morte di cancro di Ma, poi quella di Pa, poi quella della figlia maggiore Astrid, infine quella del figlio maschio Anton. Il romanzo si chiude, e benissimo, con l’unica superstite della famiglia, la ormai ultraquarantenne Amor, un bellissimo e severo personaggio, che trova una via d’uscita dal tragico destino che perseguita la famiglia -con morti spesso assurde che sfiorano anche lei quando, bambina, viene colpita da un fulmine-  in una vita spesa ad alleviare le sofferenze degli altri.

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Louise Erdrich “Il guardiano notturno”

Premio Pulitzer 2021. La lettura di questo libro, unitamente al precedente de “Il sussurro degli alberi”, già commentato, conferma l’impressione che il conferimento di questo premio sia, almeno in alcuni casi, determinato molto più dal tema trattato, politicamente corretto, che non dalla qualità del libro premiato.

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