Paolo Cognetti “La felicità del lupo”

A Paolo Cognetti rappresentare e raccontare la montagna riesce decisamente bene: sia quella scintillante dei panorami grandi e sontuosi, sia quella disadorna e anche un po’ malinconica delle basse stagioni, quando diventa umida e grigia, ma sempre in grado di sorprenderti con spettacolari colpi di scena.

In questo contesto si muovono i quattro protagonisti: il quarantenne Fausto, montanaro di città e che alla montagna torna, reduce dalla fine di un amore, adattandosi di buon grado a fare il cuoco prima in un ristorante per turisti e poi in un campo per boscaioli; la ventottenne Silvia che va a fare l’inserviente in un rifugio  di alta montagna; Babette, la proprietaria del ristorante dal passato un po’ misterioso, che ogni tanto sparisce; Santorso, montanaro puro dei molti lavori, fra i quali quello di gattista/spianatore delle piste da sci.

Ognuno ha una sua storia e un destino incerto, che Cognetti narra bene e senza fronzoli.

Ma la cosa che più mi è restata è il profumo di montagna che si respira dalla prima all’ultima pagina di questo bel libro.

Poronga

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