Giuseppe Dessì “Paese d’ombre”

Si racconta la storia, che si svolge nel centro della Sardegna nella seconda metà del 1800, di Angelo Urias da quando, bambino solo con una madre vedova che vive in condizioni umili e povere, giunge alla fine della sua vita, attorniato dalla stima e dall’affetto del piccolo paese nel quale è sempre vissuto,  arrivando alla carica di sindaco-benefattore della sua comunità.

Il piccolo Angelo può però contare sulla benevolenza e sulla protezione di Don Francesco Fulgheri, ricco proprietario di terre e greggi, uomo ruvido, ateo convinto  e dalle simpatie vagamente socialiste, che nomina lui e la madre suoi eredi universali, diseredando tutti i suoi parenti, così cambiando, ma solo in parte, il suo destino.

La storia di Angelo si allarga fino a abbracciare la stessa condizione della Sardegna, regione oppressa e sfruttata dai Savoia, che alimenta le sue mai sopite spinte autonomiste. In questo contesto vi è anche un motivo ecologista ante-litteram che denuncia lo scempio delle meravigliose foreste sarde, fatto per alimentare i forni delle fabbriche savoiarde e al quale il protagonista si oppone in tutti i modi, mettendo anche a repentaglio la sua incolumità e la sua libertà.

Un romanzo che non dissimula le istanze sociali e politiche che lo animano, scritto senza altra ambizione se non quella di narrare in modo chiaro e scorrevole, con uno stile semplice e piano,  una vicenda individuale che si intreccia a quella dell’isola.

L’obiettivo, frutto di un buono e onesto artigianato, è pienamente raggiunto. Premio Strega 1972.

Poronga

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