Walter Tevis “La regina degli scacchi”

La piccola Beth Harmon finisce in un orfanotrofio in attesa, come tutti, di qualcuno che la adotti. I bambini, a parte alcuni metodi sbrigativi, quale quello di dare loro quotidianamente dei calmanti, non se la passano poi così male, anche se ovviamente c’è poco da stare allegri. Un bel giorno Beth, mandata nei sotterranei per pulire dei cancellini, scorge il burbero factotum dell’istituto intento a giocare da solo una partita di scacchi. Irresistibilmente attratta, spia per giorni e giorni queste solitarie partite fino a capirne le regole. A quel punto chiede all’omone di giocare. In capo a qualche mese questi capisce di essere alle prese con uno straordinario talento di soli 8 anni che comincia a stracciarlo regolarmente, così come straccia tutti coloro che provano a misurarsi con lei, anche in partite in contemporanea.

Parte da qui la straordinaria carriera scacchistica di Beth che la porta alla celebrità in un mondo fin lì dominato da soli uomini, arrivando a competere all’età di 18 anni per il titolo del mondo con un inarrivabile e tremendo campione russo.

In questo lungo percorso Beth, adottata da una triste e amorevole donna che viene quasi subito lasciata dal marito, deve combattere con la sua dipendenza dagli psicofarmaci e soprattutto dall’alcol.

La storia è ben raccontata, anche se ci sono talora passaggi importanti quali il salvifico rapporto con Jolene, vecchia compagna di orfanotrofio di Beth, sviluppati in modo che ho trovato abbastanza sbrigativo e poco convincente.

L’aspetto più efficace è il febbrile rapporto di Beth con gli scacchi, che credo sia il gioco più difficile, ossessionante e aggressivo che esista.

Per gli iniziati, fra i quali non certo io, completamente negato, credo siano particolarmente godibili anche le descrizioni -mi sembra sorrette da una notevole competenza tecnica- delle partite di Beth, sempre più difficili, complicate e richiedenti.

Poronga

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