Jaun Gabriel Vasquez “Voltarsi indietro”

Questo libro è stato scritto, durante la reclusione forzata da Covid, spiega l’autore, e pubblicato nel 2020 in molti paesi, ha ricevuto recensioni entusiaste da calibri come Emmanuel Carrere e Vargas Liosa, prima di essere tradotto in italiano e pubblicato da Feltrinelli nel luglio di quest’anno, con una bellissima copertina che riproduce un’illustrazione di Emiliano Ponzi, dove si vedono tre guerriglieri armati e travisati che si inoltrano in una giungla illuminata al centro da una stella a cinque punte gialla.

Vasquez è uno scrittore colombiano che nel finale del libro ringrazia molte persone tra cui, si legge, anche Nohora Betancourt, che non so se sia parente o meno della nota Ingrid, figlia dell’ex ministro colombiano Gabriel durante la dittatura del generale Gustavo Rojas Pirilla, e che venne sequestrata per sei anni dalle FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo, prima di essere liberata il 2 luglio del 2008 a seguito, si disse, di un’operazione di intelligence, denominata Operazione Jaque, condotta da una task force dell’esercito colombiano, anche se in molti ipotizzarono vi fosse dietro il pagamento di un riscatto da parte del Governo USA.

Le note di copertina ci avvertono che si tratta di una storia vera, seppur in qualche modo romanzata, quella della famiglia Cabrera, emigrati dalla Spagna durante la dittatura di Franco, e che ci viene raccontata attraverso il ricordo di Sergio, un apprezzato regista invitato a presentare a Barcellona una rassegna di film a lui dedicata proprio nei giorni in cui apprende la notizia della morte in Colombia del vecchio padre Fausto, un teatrante rivoluzionario comunista, il quale, dopo avere importato il teatro in Sudamerica, si era trasferito con l’intera famiglia nella Cina di Mao durante la rivoluzione culturale degli anni Sessanta.

Proprio in quei giorni era stato bocciato in Colombia il Referendum che avrebbe dovuto sigillare il processo di pacificazione dopo anni di guerriglia, e il deluso protagonista, in crisi da tempo con la moglie, trasferitasi in altro Stato, si ritrova per pochi giorni con li figlio 18enne Raul al quale decide di raccontare la storia sua e della loro gloriosa famiglia, dopo avere ricevuto dalla sorella alcune fotografie del tempo che ritraggono le varie fasi della saga della famiglia Cabrera e che vengono riportate sul libro.

Apprendiamo anche noi, insieme al figlio Raul, che quella di Sergio e di sua sorella è stata fino ai 21 anni una vita a dir poco incredibile, cresciuti in Cina dopo che i genitori erano tornati in Colombia per partecipare alla locale Rivoluzione, verranno poi arruolati per oltre 3 anni nella guerriglia armata colombiana, prima di abbandonare entrambi tutto e lui scappare a Londra, da dove inizierà una futura carriera di regista di successo che lo porterà anni dopo a ricoprire anche una carica politica nel proprio Paese.

La descrizione dei militanti comunisti cinesi prima e colombiani dopo è spesso impietosa con ripetuti racconti di episodi ben poco edificanti, quando non orrendi, tanto che non si fatica a ritenerla assai “partigiana”, eppure si percepisce nel racconto di Sergio una sorta di orgoglio per quanto fatto in gioventù, quasi che la vita arrivata dopo, e ben più lunga rispetto a quella precedente, fosse stata per lui più deludente e anche il fatto che abbia dato al figlio proprio il suo antico nome di battaglia negli anni guerriglieri è un indice in tal senso.

La chiave della complessa, e che potrebbe sembrare a prima vista contraddittoria ma non lo è,  personalità di Sergio, si coglie a mio parere nella risposta che dà, al termine della pubblica proiezione di uno dei suo film, a uno spettatore pronto a impallinarlo per il suo passato da “terrorista”. “Lo so cosa mi stava chiedendo’, lo interruppe Sergio con un tono di voce diverso, ‘Se vi ho raccontato tutte queste cose è perché possiate vedere, perché lei possa vedere, che ho sempre difeso i miei ideali con la mia vita. Mi tolga una curiosità, signore, lei può dire lo stesso?”.

E alla fine del romanzo, che non svelo, Sergio si rende conto di avere sempre voluto in realtà omaggiare, durante la sua vita, il padre Fausto, al quale a suo tempo aveva pure severamente rimproverato di avere costretto lui e la sorella a fare i rivoluzionari loro malgrado.

“Voi avete causato molta sofferenza”, aveva detto a uno dei comandanti. “L’unica cosa che la gente vuole è vedervi in prigione”. “E allora andremo in prigione”, aveva risposto l’uomo, “Ma ci andremo tutti. Perché una guerra non si combatte solo da una parte” (pag. 115).

Intenso, molto ben scritto, Voltarsi indietro racconta vent’anni di guerriglia in mezzo Continente sudamericano (non manca neppure il dittatore Truijllo, quello che fece trucidare a Santo Domingo le tre sorelle Mirabal, nel giorno in seguito proclamato “contro la violenza sulle donne”), oltre che l’ascesa e l’involuzione della Rivoluzione maoista in Cina, descrivendo il disincanto dei più giovani delusi e la resistenza coriacea dei vecchi che restano fedeli all’idea e al Partito anche all’interno delle medesime famiglie, e due figure femminili si stagliano su tutti, la madre e la sorella di Sergio, a conferma che comunque la si veda, in quegli anni era solo nella rivoluzione che si realizzava la vera parità tra i sessi. 

Davide Steccanella          

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...