Miguel de Cervantes “Don Chisciotte della Mancha”

Cominciamo a dire che Don Chisciotte è una bravissima persona: di adamantina sincerità (non solo non conosce menzogna, ma neppure la concepisce), onesto, fedele, generoso, totalmente disinteressato. Ma è anche fiero, indomito, orgoglioso, coraggiosissimo, fumantino, pervaso da un senso di onnipotenza che lo porta a disastrose sconfitte dalle quali sempre si rialza, per quanto malconcio: una  specie di Wile Coyote del 1600. Ed infine è anche un bambino: sognatore, ingenuo, credulone.

Tutto ciò però solo quando è in ballo la cavalleria errante, perché quando si tratta d’altro Alonso Quijano -questo il nome del primo protagonista del romanzo, essendo Don Chisciotte solo il suo nickname di battaglia- è una persona colta, ragionevole, addirittura saggia, cosa della quale dà più volte prova nel corso del romanzo sbalordendo coloro che assistono costernati alle sue farneticanti imprese di cavaliere errante, che si concludono quasi sempre disastrosamente.

Insomma, un grandissimo personaggio. A suo modo anche un utopista estremo, capace di dedicare la sua vita e le sue imprese a una fantomatica dama, Dulcinea  del Toboso, al secolo la contadinotta Aldonza, che non ha neppure mai veduto.

Altra caratteristica saliente di Don Chisciotte è la sua incrollabile e cieca fiducia nell’utopia che ha abbracciato, tale per cui tutto ciò che non si accorda o peggio smentisce le sue credenze e i suoi desideri viene sistematicamente ignorato in quanto ritenuto sicuro frutto di incantamento e magia da parte dei suoi “nemici”.

La geniale trovata di  Cervantes sta non solo nell’aver inventato questo protagonista, ma anche nell’avergli affiancato un’altra straordinaria figura, ossia lo scalcagnato scudiero Sancio Panza, un misto di ingenuità e scaltrezza contadina, linguacciuto ma in fondo buonissimo, e che in quasi ogni frase infila una sequela vertiginosa di proverbi, spesso scarsamente pertinenti. Viene in tal modo  creata la coppia credo più celebre nell’intera storia della letteratura mondiale (anche se gli stereotipi cui è stata quasi fatalmente rifotta ne mortificano la complessità e ricchezza).

Debbo dire che ho apprezzato moltissimo la prima parte del libro (cinque teste) che, a parte la geniale creazione e resa dei due protagonisti, è sorretta da una fantasia, ritmo e verve narrativa davvero stupefacenti, ricca tra l’altro di incredibili e rocambolesche coincidenze narrative.

La seconda parte mi è piaciuta decisamente meno (tre teste e mezzo); d’altra parte è  quasi impossibile reggere a un livello così alto per quasi 1200 pagine, sicché il ritmo e l’inventiva calano, e vi è anche una lunga parte dedicata alle burle che un Duca e una Duchessa -due veri cretini perdigiorno- organizzano ai danni di Don Chisciotte (ma come si permettono ?!?) che mi è parsa abbastanza debole.

Ho trovato anche un po’ stucchevole l’insistenza con la quale un (giustamente) incazzatissimo Cervantes se la prende con un avvoltoio che, approfittando dell’enorme successo della prima parte del romanzo, ne aveva scritta una seconda apocrifa.

Il cuore mi ha portato anche a dispiacermi per l’abiura dei miti della cavalleria errante che in punto di morte Cervantes fa fare a un triste e depresso Don Chisciotte.

Poronga

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...