Gianrico Carofiglio  “Rancore“

Non avevo più voglia di leggere Carofiglio ma ho seguito il consiglio di una persona di cui mi fido. E tantomeno avevo voglia di scrivere di nuovo recensioni ai suoi libri, e infatti questa non è una recensione, ma mi limito a esercitare il mio diritto di opinione e critica costituzionalmente garantito, che Carofiglio senz’altro mi riconoscerebbe. E, dato che ho imparato ormai 50 anni fa dai miei maestri intellettuali – ce li ho anche io, e forse molti sono gli stessi di Carofiglio – che non possiamo prescindere dai nostri giudizi di valore, e quindi la cosa più onesta è dichiararli in modo che ognuno possa valutare, bene, dirò senza reticenze che a me Carofiglio sta proprio antipatico. Il che non vuol dire che non gli riconosca molti meriti, e spesso sono d’accordo con quanto dice, ma trovo insopportabile il suo atteggiamento: spocchioso, arrogante e auto-celebrativo.

Ciò premesso, espongo brevemente quelli che trovo i suoi difetti di scrittore, che vorrebbe essere raffinato ma ha delle incredibili cadute di stile. Riporto di seguito due chiusure di capitolo di questo libro – il secondo con protagonista la ex-magistrata, ora quasi detective privata, Penelope Spada, il primo non l’ho letto – senza commenti. Chi ha orecchi per intendere…   

… i passeggeri, che uno dopo l’altro scomparvero nella sera.

… e si dileguò nel freddo, nell’oscurità umida.

In questi casi non posso non esprimere la mia ammirazione per il genio di Snoopy/Schultz, che ha detto la parola definitiva su questi effettacci a buon mercato, mettendoli alla berlina col suo memorabile Era una notte buia e tempestosa (in originale It was a dark and stormy night ).

Si dirà che qualche scivolone può capitare a chiunque. Ma quello che soprattutto non mi piace di Carofiglio è la studiata, artificiosa caratterizzazione dei personaggi attraverso strizzatine d’occhio al lettore buttando qua e là raffinate citazioni letterarie o musicali, preferenze culturali di ogni tipo, anche gastronomiche e enologiche, o perle di saggezza che sembrano voler imitare i Saggi di Montaigne ( ci hanno provato in tanti in 450 anni, prego si accomodi ). A me invece – e credo che qui stia il vero valore di uno scrittore – piace apprezzare, immedesimarmi e amare un personaggio non perché legge i libri giusti, ascolta i dischi giusti o beve i vini giusti, ma per come lo scrittore lo fa agire, lo fa muovere, lo fa parlare. Tolstoj ha fatto innamorare di Natasha generazioni di giovani – e meno giovani – non per i suoi gusti raffinati, ma per la sua umanità.

E se uno scrittore “vive “ il personaggio, “ entra “ nel personaggio – Madame Bovary c’est moi, anche se a me non è affatto piaciuto quel romanzo – non può commettere un errore così banale, così madornale e così imperdonabile come il seguente. Potrebbe sembrare pignoleria, ma per me è molto sintomatico di un mancato approfondimento, ben più importante del venire informati se si preferisce il Sauvignon o lo Chardonnay. Penelope Spada ha 45 anni, ma dice di aver fatto la maturità 30 anni fa, nel 1992 – a 15 anni!  – e di aver deciso di studiare giurisprudenza sull’onda dell’emozione per l’omicidio di Falcone. Licenza poetica? Il bello è che scelse giurisprudenza anche se era molto brava in matematica. Non credo si possa dire lo stesso di Carofiglio, che probabilmente scelse giurisprudenza senza indugi.

Dal momento che, nonostante i mei pregiudizi, cerco di essere obiettivo, il mio voto finale non è negativo. Ma è un voto composito: 4 teste per la competenza giuridica e il modo in cui la integra nel racconto, 3 teste per il plot, 1 testa per la scrittura, che ha comunque il pregio della leggibilità e scorrevolezza, ma viene rovinata dai continui scivoloni nella banalità, zero teste per il narcisismo ( peccato mortale per uno scrittore, con l’unica possibile eccezione di Oscar Wilde ). La media, se non sbaglio, fa 2 teste. Ma non sono bravo in matematica…

Traddles

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