Davide Steccanella “La giustizia degli uomini”

Trent’anni della recente storia di Milano. Quasi una vita trascorsa in quel Tribunale che tanta parte ha avuto nella storia politica del nostro Paese. Le cause vinte e perdute dall’avvocato Steccanella sono divise per tipologia di reato e inserite in capitoli preceduti da magnifiche citazioni: sagge, spiritose, ma soprattutto coerenti con la materia trattata. Ne vien fuori la brillante autobiografia d’un avvocato penalista, ma anche uno straordinario esempio di come si possa spiegare a tutti l’esercizio della giustizia e le dinamiche della procedura penale senza tecnicismi e utilizzando un linguaggio giuridico piano e comprensibile.

La giustizia in tribunale non è solamente una recita teatrale esclusiva fra giudici, pubblici ministeri e avvocati, ma riguarda incidentalmente anche l’uomo, l’imputato, colpevole o innocente che sia. Steccanella ce lo ricorda in maniera vivace, ma aliena da sensazionalismi, mostrando con pudore tutta la sensibilità umana di chi, pur facendo parte di quel meccanismo infernale, ricorda che son sempre degli uomini a finire fra gli ingranaggi e che l’attenzione e la cura dovrebbe sempre essere esercitata al massimo grado da tutti i primattori. In questo senso molte delle sue riflessioni sono decisamente contrarie al sentire comune della nostra epoca che tende a fare di ogni imputato un colpevole. Da operatore del diritto richiama ognuno, anche sé stesso, ad un esercizio più corretto del proprio mestiere, ad un maggiore rispetto delle regole ma soprattutto invita a non avere mai pregiudizi e a ricordarsi sempre che “in dubio pro reo” non è un brocardo sportivo, ma un pensiero costante che dovrebbe servire a non rovinare la vita d’un uomo. Giudici, pubblici ministeri e avvocati (giornalisti) non hanno la stessa responsabilità dei medici che sentenziano la vita o la morte, ma ci possono talvolta andare molto vicino per gli effetti drammatici delle loro decisioni. L’autore che ha sviluppato, anche grazie al suo maestro, una formidabile capacità di arrivare al “punto” del Processo, non possiede ancora la medesima qualità riguardo al punto editoriale di un Libro: il coraggio di eliminare alcune parti, frutto della sua scrittura fluviale. Mi riferisco in particolare agli “Spifferi”, una sorta di stupidario giudiziario che risulta decisamente inopportuno nel contesto di un’opera che non vuole essere seriosa, ma che i lettori non dovrebbero assolutamente scambiare per comica. Nonostante questa pecca, il volume resta, al momento, la migliore opera scritta da Steccanella. Un bel libro insomma, che dimostra come si possa trattare con rigorosa leggerezza un argomento come l’esercizio della giustizia penale senza mai cadere nella superficialità.

G.S.

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