Julian Barnes “Amore, dieci anni dopo”

Non sono un barnesiano convinto (alcuni lo ritengono meritevole addirittura del Nobel; certo molto meglio lui di altri cui è stato conferito). L’ho sempre trovato un po’ snob, esangue, come dire, troppo intelligente.

Non che questi difetti vengano qui completamente meno, ma sono ampiamente superati dalle doti di ironia, sarcasmo, eleganza stilistica, cultura, che B. certamente possiede in copia e che in questo romanzo utilizza al meglio, mettendole al servizio di una narrazione che ha a che fare con “l’eterno triangolo”, di cui costituisce una ottima versione.

Stuart, lasciato da Gillian per il suo migliore amico Oliver, si rifugia negli Stati Uniti da dove torna dopo una decina d’anni avendo fatto una discreta fortuna. Ritrova i due felloni non proprio in grande forma: Oliver è sostanzialmente un fallito, sia pure di classe, in preda a una strisciante depressione , che viene mantenuto assieme al resto della famiglia dalla moglie. Stuart e Gillian si rimettono insieme, anche se bene non si capisce se ciò sia il frutto del rinascere dell’idillio o di violenza.

Su questo canovaccio B. costruisce abilmente il romanzo nel quale le voci narranti dei tre protagonisti si alternano felicemente assieme a quelle di altri personaggi di contorno, ma non secondari.

Qualche esempio di quanto sopra detto.

Stuart: “Non sono il tipo che ama tanto il contatto fisico io. Voglio dire, un conto è stringersi la mano, e fare sesso -come estremi opposti dello spettro di possibilità, ovviamente… Ma le varie pacche sulle spalle, gli abbracci, i pugni affettuosi, le manate eccetera … no, mi rincresce, non fanno per me. Non che questo mi abbia creato noie negli Stati Uniti. Là pensavano che c’entrasse con le mie origini geografiche, perciò mi bastava dire -Ho paura di essere il solito inglese con le chiappe strette,- che quelli capivano, si mettevano a ridere e mi rifilavano l’ennesima pacca sulla spalla. Nessun problema“.

Gillian: “Sì, certo, ho letto anch’io montagne di articoli e rubriche su come rinnovare la vita sessuale, facendoti regalare biancheria sexy o concedendoti anche solo una cenetta romantica a lume di candela, dedicando tempo prezioso allo  stare insieme, ma a me viene da ridere, perché la vita non è così. Non la mia, per lo meno. Ma quale tempo prezioso? Se c’è sempre un’ altra lavatrice da fare“.

Oliver: “Il mio consiglio recita così: continuate a sognare. Perché l’asino proprio non vola; il sasso è rimbalzato dall’elmo del Gigante Golia che si è poi divorato Davide per colazione; la volpe ha raggiunto senza problemi il grappolo d’uva tagliando la vite con una sega a motore; e Gesù non siede alla destra del Padre”.

Oliver è il personaggio meglio riuscito: colto, spiritoso, corrosivo, malinconico: “Uno che fa un gran baccano perché è terrorizzato dal silenzio che ha dentro“.

Insomma, un libro decisamente brillante.

Poronga

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