Lalla Romano “Maria”

Oggi tutti scrivono libri. Vabbè. Però questo breve libro di Lalla Romano, scritto nel 1953, ha fra i suoi vari pregi anche quello di testimoniare il rigore, la cultura, la riflessione, il lungo e severo artigianato che quasi sempre costituiscono le radici di un buon romanzo.

Maria  è una domestica laboriosa, fedele e laconica al servizio in una famiglia borghese della Torino degli anni ’30 e 40. L.R. racconta di lei e della sua famiglia di origine, votata a una vita umile e di fatica, spesso segnata da un destino di emigrazione e divisione, che fa concludere alla protagonista: “E’ ben vero che questa vita altro non è che separazione e dolore”.

Il romanzo è anche un bell’affresco corale,  gremito di personaggi, della civiltà contadina dell’epoca, ormai irrimediabilmente perduta, come del resto inevitabile.

Nell’ultimo incontro Maria, ormai vecchia e tristemente iscritta alla lista dei poveri, mette comunque fra le braccia di quella che continua per lei a restare la sua “madamìn” una bottiglia di vino e una forma di pane di campagna per poi dire, “come parlando con sé stessa: ‘Chissà cosa sarà di noi,  nell’inverno”.

Un romanzo conciso e severo, che Gianfranco Contini definì un “piccolo capolavoro” ed Eugenio Montale “indimenticabile” e “bellissimo”.

Poronga

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