Tommaso Landolfi “A caso”

Premio Strega 1975, consta di alcuni racconti il più importante dei quali è il primo, che dà il titolo all’intero volume. È l’immaginario dialogo fra una sorta di es e io del protagonista. La prima istanza lo incita a commettere un omicidio, per l’appunto, “a caso”. L’io chiede all’es, di fatto il mandante del delitto, le ragioni di tale gesto, e si sente rispondere: “per offendere, dirò così, completamente il Creatore e in ciò sperimentare inusitate voluttà“.

La scelta cade sul bambino Giambattista, ma sul piano interferisce la avvenente sorella maggiore del bambino, che suscita i pruriti del candidato-omicida distraendolo non poco. Così ad esempio, seguendola per la scale dice: “Pensate, una fanciulla vista dal disotto: c’è da impazzire”. Indubbiamente per scrivere una cosa del genere, nell’Italia ancora bacchettona degli anni ‘70, credo occorresse un bel coraggio, e forse ne occorrerebbe ancora oggi, almeno in certi ambienti.

Naturalmente non succede nulla di nulla, ma questo offre un buon saggio del mondo e dello stile landolfiano, paradossale e luciferino, che si manifesta anche negli altri racconti, dove L. gioca con temi quali la pipì di Gesù, gli ermafroditi, impotenti, pervertiti.

Forse il racconto che più mi ha divertito e “Il riso”, dove il protagonista è alle prese con un killer da lui assoldato per ucciderlo, salvo poi pentirsene,  trovandosi così alle prese con l’inflessibile assassino professionale, ben determinato a portare a termine il suo compito essendo già stato pagato in anticipo. Non è un tema nuovo, ma mi piacerebbe sapere se è stato inventato proprio da Landolfi.

Sorregge il tutto uno stile forse un po’ antiquato ma nitido e preciso, che si avvale di una grande cultura linguistica che L. ama sfoggiare utilizzando termini il cui significato ho spesso dovuto ricercare sui dizionari, ritrovandoli però puntualmente. Il limite mi è parso risiedere in una certa qual monotonia.

In ogni caso Landolfi merita senz’altro di essere letto ancora oggi (consiglio in modo particolare “Le due zittelle”)  essendo una figura del tutto particolare nel mondo letterario italiano, dal quale viveva volutamente appartato. A lui si devono anche delle memorabili traduzioni di alcuni classici russi dell’ottocento.

Poronga

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