Valerie Perrine “Tre”

Non avevo letto il precedente “Cambiare l’acqua dei fiori” e la mole del romanzo, nonché l’evidente confezione in stile best seller estivo da ombrellone in spiaggia non mi attirava troppo e così l’ho iniziato un po’ in sordina. Mi stavo piano piano abituando alle vicende adolescenziali dei tre inseparabili amici di prima infanzia Etienne, Adrien e Nina, quando a circa metà del romanzo l’autrice piazza un colpo di scena che non esito a definire tra i più clamorosi che mi sia mai capitato di leggere, anzi forse il più clamoroso di tutti.

Dico solo che tramortito dalla scoperta sono tornato indietro a precedenti pagine per vedere se fossi stato io un cretino a non avere intuito nulla o lei brava nel tenerlo celato, e soprattutto se tutto “tornava” una volta rivelato l’arcano. Forse nel finale succedono troppe cose, ma il racconto di un’amicizia così totale e che non conosce confini né tempi mette a tal punto di buon umore che alla fine apprezzi anche personaggi di contorno come la dispersa Colette e i parenti vari dei tre straordinari protagonisti, e persino l’altrimenti stucchevole tocco animalista francese non disturba. La scrittura è normale, ma la sceneggiatura e il soggetto, per usare termini cinematografici che ben si adattano alla moglie del regista Claude Lelouch, sono da Oscar.   

Davide Staccanella

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