Patrick Radden Keefe “Non dire niente”

I libri sono un po’ come i figli che una volta lasciati liberi di girare per il mondo si formano indipendentemente da quale fosse in origine l’idea del loro “autore”.

E così, se con il suo nuovo saggio Patrick Keefe voleva raccontarci il sequestro mortale di Jean McConville e il dramma dei suoi tanti figli rimasti orfani, il libro finisce invece per rivelarci invece la storia di un’altra ennesima straordinaria figura femminile  del ‘900, storia che, mio limite, conoscevo poco.  

Dolours Price nasce a 16 dicembre 1950, figlia di Albert Price, noto combattente per l’indipendenza irlandese negli anni ’40, e nipote di Bridie Dolan, una zia rimasta cieca e paralizzata a 25 anni a causa dello scoppio di un ordigno che aveva preparato per un attacco agli inglesi visti da sempre, e da tutti i membri della famiglia, come dei protervi occupanti.

Dopo avere preso parte alla grande marcia civile da Belfast a Derry del gennaio 1969 che venne brutalmente attaccata nei pressi del Burntollet Bridge (“Perchè non avete reagito?” Le chiederà la madre al suo rientro in casa gravemente ferita), Dolours nel 1971 si arruola, unitamente alla sorella minore Marian, tra i volontari dell’IRA, noti come i Provos, impegnati in quegli anni in un lungo conflitto armato denominato The Troubles, i cui principali leader erano Gerry Adams e Brendan Huges.

Dolours sin da subito rifiuta di rivestire compiti di retrovia per partecipare direttamente a numerose azioni nei “The Unknowns” al comando di Pat McClure. “Non voglio fare l’infermierina, io voglio combattere” disse, e bionda e con due occhi azzurri intensissimi, diventa in breve un’icona della lotta per l’indipendenza nord irlandese, e dopo una sua visita in Italia per raccontare la lotta in corso nel proprio Paese, acquisisce celebrità anche da noi, grazie alla pubblicazione di una sua fotografia con un bavero che le copre metà viso, sull’Europeo del 1972.

A seguito dell’attentato di Old Bailey a Londra del 8 marzo 1973 viene arrestata insieme alla sorella e rinchiusa in condizioni detentive infernali nel medievale carcere inglese di Winchester nell’Hampshire dal quale da inizio, nel novembre del 1973, ad un drammatico sciopero della fame per ottenere il trasferimento in un carcere irlandese.

Lo sciopero, all’inizio del quale verrà legata e nutrita a forza dalle guardie, durerà ben 208 giorni, scatenando numerose poteste e solidarietà in gran parte del Nord dell’Irlanda e non solo, al termine dei quali, ridotta a pesare meno di 30 Kg, verrà finalmente trasferita in una prigione del proprio Paese ad Armagh.

Scarcerata nel 1980 per gravi motivi di salute, sposa quell’anno il celebre attore irlandese Stephen Rea dal quale avrà due figli e da cui divorzierà nel 2003.

Negli anni a seguire lei e la sorella saranno tra i più acerrimi nemici dell’accordo di pace del Venerdì santo stipulato con il governo britannico nel 1998 da Gerry Adams, nel frattempo diventato deputato e principale leader del partito Sinn Fein, grazie al suo aver sempre mentito negando contro ogni evidenza di avere fatto parte dell’IRA.

“Non mi sarei persa una buona colazione per tutto ciò che ha ottenuto lo Sinn Fein”, dichiarerà Dolours, accusando il partito di “passare sopra i cadaveri solo per ottenere il potere”.

Nel 2010 rilascerà una lunga intervista alla Independent Commission for the Location of Victims’ Remains (ICLVR) rivelando di avere preso parte all’esecuzione, ben nota, quando non direttamente da lui ordinata, a Gerry Adams, di alcuni membri dell’IRA rivelatisi informatori doppiogiochisti per l’esercito inglese e che risultavano da anni misteriosamente scomparsi (Joe Lynskey, Seamus Wright, Kevin McKee e Jean McConville).

Rimasta inevitabilmente segnata dalle conseguenze fisiche di quello sciopero della fame che nel periodo della Thatcher costò la vita a 10 militanti IRA, il primo dei quali era stato Bobby Sands, Dolours morirà il 23 gennaio 2013 a soli 62 anni di età, e al suo funerale parteciperanno migliaia di nordirlandesi commossi.

Padre Raymond Murray, storico parroco del carcere femminile di Armagh, pronuncerà una toccante omelia, sottolineando le sue qualità umane, la sua spiccata sensibilità artistica e la sua vocazione nei confronti del proprio popolo, per il quale aveva sognato un’emancipazione “che ancora stenta ad arrivare”.

Nel 2018 il regista Maurice Sweeney ha realizzato il bellissimo film-documentario “I, Dolours”, che contiene anche lunghi brani di una sua intervista al giornalista Ed Moloney.

Davide Steccanella

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