Ennio Flaiano “Il tempo di uccidere”

La cosa più rilevante di questo romanzo è che è stato il primo Premio Strega, assegnatogli nel 1947. La mia curiosità, sollevata da questo fatto e dalla notorietà di F., specie per la sua collaborazione come sceneggiatore con Fellini, non è stata però ricompensata.

Protagonista è un ufficiale colto nel mezzo della guerra in Etiopia, ma in un frangente ben poco militare: ha infatti ricevuto una licenza per curarsi il mal di denti e cerca quindi un dottore. Si imbatte in una donna del luogo che si sta lavando dentro una pozza. I due finiscono per amoreggiare, ma l’ufficiale subito dopo per una fatalità ferisce la donna con un colpo di pistola. Vistosi perduto la uccide e la seppellisce. Parte di qui un complicata trama che vede il nostro ufficiale a tal punto in balia degli eventi da tentare, allo scopo di salvarsi, un altro paio di omicidi. Perseguitato dal rimorso e dalla paura di aver contratto, nel rapporto con la donna, la lebbra, inizia un girovagare che lo porta a contatto con un vecchio e un bambino che ha il dubbio possano essere il padre e il figlio della donna uccisa. Aggrava la già pesante situazione il dubbio di poter essere considerato come un disertore.

Si tratta di un romanzo surreale, oscuro, dove dominano non si sa se il destino o il caso; un romanzo ambizioso e difficile da scrivere, ma che a me è parso fondamentalmente malriuscito, pesante, e alla fin fine noioso.

Poronga

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