Concita De Gregorio “In tempo di guerra”

Un deciso passo indietro rispetto al bellissimo “Mi sa che fuori è primavera”, anche se si tratta di un libro senz’altro degno di rispetto.

De Gregorio tiene da qualche anno su un importante quotidiano una rubrica nella quale pubblica alcune delle lettere che riceve dai lettori. Questo libro parte della lettera ricevuta da Marco, un giovane trentenne precario, che non trova il suo posto nel mondo. “Come si fa a combattere da soli, e come mai non c’è nessun posto dove mi sento a mio agio ? Mai”, scrive Marco, che per uscire dal vuoto che lo attanaglia e per trovare un senso pensa addirittura di partire per la guerra, arruolandosi in una formazione, credo siriana, che combatte contro le ingiustizie e gli orrori di questa martoriata terra.

Inizia quindi un dialogo epistolare fra le domande di Marco e le non risposte di Concita.

De Gregorio è una persona seria, intelligente, onesta, e credo anche abbastanza tormentata. Questo dialogo contiene una serie di considerazioni interessanti: “Gli umani hanno dei cicli, tornano stupidi ogni tanti anni e ricominciano da capo“; oppure: “Quando qualcuno dice che fra destra e sinistra non c’è differenza, stai sicuro che è uno di destra“.

Nonostante ciò l’operazione tentata con questo libro non mi è parsa perfettamente riuscita, e a dire il vero non mi pare di averne neppure compreso totalmente lo scopo.

C’è sicuramente un senso di critica estraneità verso un mondo per certi versi incomprensibile: un esempio può essere lo straordinario proliferare (è vero, me ne sono accorto ma non lo avevo pienamente realizzato) dei negozi che decorano le unghie (“Con un valore di mercato di novemila milioni di euro la manicure e il nuovo Eldorado dell’industria cosmetica“), simbolo di un insensato narcisismo che narcotizza una realtà di precariato e di ingiustizia sociale che penalizza soprattutto i giovani. Però questa analisi e questa testimonianza, seppur attenta e profonda, mi è sembrata alla fin fine un po’ lagnosa. Le vite dei nostri ragazzi sembra che vadano dal brutto al pessimo senza molta speranza, e a me non sembra che questo sia totalmente vero.

Poronga

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