John Fante “Chiedi alla polvere”

Romanzo tirato, sottilmente velato di delicata poesia. Poesia un po’ maledetta, ma anche, talvolta, inconsistentemente ironica.

John Fante, un nome mi ha sempre attirato, per la sua forza evocativa. Evocativa forse soltanto per me, ma tant’è. 

Amato spassionatamente da Charles Bukowski, maledetto come lui. Profondamente diverso, ma intrinsecamente identico: rara umanità disperata e caduca, ma capace di slancio e intensità. Entrambi indiscutibilmente maledetti poeti.

“Ah, Camilla, ragazza perduta! Apri le tue lunghe dita e ridammi la mia anima stanca! Baciami perché ho fame del pane delle colline messicane. Respira la fragranza di città lontane con le narici frementi e lasciami morire qui, con la mano sul morbido contorno della tua gola, bianca come le deserte spiagge del Sud. Accogli il mio desiderio nei tuoi occhi inquieti e nutri con esso le rondini solitarie che volano sui campi d’autunno, perché ti amo, Camilla, e il tuo nome è sacro come quello della principessa che morì sorridendo per un amore non ricambiato.”

Se non è poesia questa….picchiata li nel bel mezzo di un romanzo scombinato e sciammannato…

Di lui non avevo mai letto niente prima. E’ arrivato il momento ed ho apprezzato.

Solo il titolo, “Chiedi alla polvere” mi ha lanciato un richiamo irresistibile: potrebbe essere l’intenso, unico verso esaustivo, di una poesia esistenziale.

Finale impeccabile, da leggere e rileggere.

Inquietante, ma da non perdere…

Mr. Maturin

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