Anne Tyler “Un ragazzo sulla soglia”

Per noi affezionati lettori di Anne Tyler (e non siamo in pochi) ogni suo romanzo è un po’ come il Natale: può essere più o meno bello, ma se non ci fosse ci mancherebbe.

Micah Mortimer è un uomo di 44 anni. Ha sempre vissuto da solo, e si vede. Abitudinario e quasi maniacale -per esempio guida in un modo che definire scrupoloso è un eufemismo- fa la sua corsa mattiniera, poi doccia, colazione, pulizie di casa secondo un ordine prestabilito e immutabile (c’è il giorno dedicato alla cucina, quello dedicato al bagno, quello del bucato eccetera), e infine lavoro che divide fra il suo impegno come manutentore tuttofare in un condominio (cui lascia messaggi del genere: “Qui si tratta di rispettare un’ordinanza del Comune, signori miei, non una mia fisima: gli scatoloni debbono essere aperti e appiattiti per poter essere riciclati. Siete pregati di provvedere entro le 18:00, così non dovrò fare intervenire il mio picchiatore. Stancamente vostro, Micah”), e l’assistenza informatica a domicilio, in genere a favore di utenti completamente sprovveduti:  e qui la quasi ottantenne Anne Tyler si diverte a dimostrare (o simulare?) una conoscenza informatica sorprendente, e forse anche a prendersi un po’ in giro, attribuendo a Micah un manuale di discreto successo dal titolo “Primo: attaccare la spina”.

A Micah succedono fondamentalmente due cose: si vede arrivare nel seminterrato in cui vive un ragazzo in fuga dalla sua famiglia (poi si saprà perché) che, credendolo suo padre, gli chiede ricovero e in qualche modo aiuto. E qui Micah si dimostra una persona di valore, generosa ma anche rigorosa, e soprattutto onesta e seria con il ragazzo. L’arrivo del ragazzo provoca però un malinteso e una rottura con Cass, la compagnia di M. (ma, si intende, ognuno a casa sua), che lui accetta con dispiacere come una sorta di fatalità, nel coro di disapprovazione delle sue quattro sorelle.

Qui si inserisce una divertente parentesi rappresentata dalla famiglia di origine di M., numerosa, chiassosa, divertente e scombinata, dove per esempio è normale che il gatto possa dormire dentro una casseruola.

Anne Tyler è davvero unica: racconta sempre questi personaggi e queste storie un po’ bislacche ma anche quotidiane, che in alcuni casi possono anche sembrare banali, ma non lo sono mai; anzi spesso sono veramente belle. C’è sempre qualcosa di eversivo rispetto alla routine o all’ordine costituito, ma lei lo racconta in un modo tutto suo, calmo e serafico, che io trovo incantevole. Incantevole è proprio la parola giusta: io non saprei neanche dire bene perché i suoi libri mi piacciono così tanto; forse perché ciascuno di essi crea un proprio piccolo e ineffabile incanto.

Poronga

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