Peter Cameron ” Cose che succedono la notte “

A me non piace quasi nessuno degli scrittori americani contemporanei, ma ho una predilezione per Cameron – fra l’altro, è stata anche la mia prima recensione per l’Asino – i cui libri non mi hanno mai deluso.

Questo è un romanzo doloroso, ai limiti del romanzo dell’assurdo, con atmosfere rarefatte, magiche, inquietanti. I due protagonisti – niente nomi, solo “ l’uomo ” e ” la donna “, a suggerire che potrebbero essere ciascuno di noi  – affrontano un viaggio avventuroso che li porta fuori dal tempo e dallo spazio, in un paese dell’estremo Nord – forse la Finlandia – in un inverno perennemente buio e nevoso. Arrivano in una stazione fantasma, devono catapultarsi giù dal treno in corsa, le loro valigie rotolano come rocce nella neve – e questa metafora del treno in corsa tornerà nella scena finale, dove pure si sale sul treno in corsa, non c’è mai certezza e stabilità – ma poi, in questo paese sperduto e dimenticato da tutti,  alloggiano in un hotel di gran lusso, frequentato da pochi personaggi enigmatici. Lo scopo del viaggio è di adottare un bambino, ma poi gli avvenimenti evolvono in modi imprevedibili che non racconterò.

Tutta la storia si svolge in un’atmosfera gotica, segnata da buio perenne e da situazioni surreali ma di grande presa. Cameron disegna magistralmente un mondo al di fuori dal mondo, con personaggi che si comportano in modo del tutto non credibile,  eppure descrivono gli archetipi del nostro mondo quotidiano. Anzitutto l’uomo e la donna, che vivono una situazione drammatica e rappresentano crudamente le difficoltà della relazione di coppia. Poi c’è un barista che parla poco ma è un personaggio fondamentale, incarnando una sorta di occhio esterno scettico ma non giudicante. Un santone-guaritore che sembra riluttante ad assumere il suo ruolo, ma in questa atmosfera gotica lo fa quasi per dovere. E un uomo d’affari che incarna tutta la banalità e la grettezza del mondo. Ma non sono personaggi reali, credibili, il lettore sa che non potrà mai incontrare nella vita vera persone simili, e tuttavia ne viene affascinato, e qui sta l’abilità di Cameron: come un bravo caricaturista, con pochi tratti esaspera le caratteristiche del modello, ma alla fine ne coglie l’essenza meglio di una fotografia o di un ritratto verista.

Ho lasciato per ultimo un personaggio eccezionale. Una donna che, al contrario dei due protagonisti, viene sempre citata per nome e altisonante doppio cognome,  Livia Pinheiro-Rima . Una femme fatale di enorme fascino, benché di un’età indefinita ma comunque oltre la settantina, misteriosa ancor più degli altri personaggi. Sa tutto, ha visto tutto, ha provato tutto. Quando i due protagonisti esitano, è lei che prende in mano la situazione e li indirizza nelle loro scelte. Nella mia modesta opinione, una delle più notevoli figure femminili della letteratura degli ultimi anni, ma non solo.

E per finire, torno all’inizio. Se è vero che l’incipit è importante e dà il tono a tutto il libro, sentite questo:

”  La sera scese con un’immediatezza snervante,come un sipario abbassato in fretta su uno spettacolo amatoriale andato nel peggiore dei modi. e poco dopo l’uomo si rese conto che il buio non era dovuto al tramonto del sole ma al treno, entrato in una fitta foresta dopo aver percorso distese di neve per l’intero pomeriggio. Gli abeti, alti e compatti, si stringevano intorno ai binari, simili a scolari accalcati davanti alla finestra della classe per vedere meglio uno spaventoso incidente accaduto in strada.

Qui troviamo non una, ma due immagini fortissime: il buio – che sarà poi una costante – che cala improvviso come un sipario in uno spettacolo disgraziato, e gli abeti paragonati a scolari che si accalcano per guardare uno spaventoso incidente. Un po’ come dire ” lasciate ogni speranza, voi ch’entrate “. Anche se poi… ma il finale non ve lo dico. Però vi consiglio di leggere il libro.

Traddles

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