“Carlo Rovelli “Helgoland”

Di Carlo Rovelli si è già scritto molto su l’Asino, ma questo ultimo libro merita di essere recensito e letto per almeno tre buone ragioni:

  • Perché in sole 200 pagine, vertiginose e affascinanti, riesce a far percepire ai non addetti (e forse anche a molti che si qualificano come esperti, qui ben bacchettati dall’Autore) una visione generale della  meccanica quantistica, come in nessun altro libro mi era capitato di vedere, nemmeno nel bellissimo “L’ordine del tempo” magistralmente recensito da Traddles.
  • Perché è un libro che più che di fisica sembra parlare di filosofia, “la prende alla larga”, ricchissimo com’è di cultura classica, illuministica, contemporanea, e sa offrire al lettore alcune citazioni fulminanti.  Eccone una di Platone, che illustra la necessità di un approccio relazionale alle idee e alle cose: “Dico dunque che ciò che per natura può agire su altro o patire anche la minima azione da parte di altro, per insignificante che esso sia, e sia pure una volta sola, questo solo si può dire veramente reale. Propongo dunque questa definizione dell’essere: che esso non sia se non azione”.
  • Perché Rovelli, pur non smentendo la sua natura un po’ “civettuola” (copyright Traddles), è straordinariamente simpatico, gli si perdonano alcune citazioni autobiografiche che in bocca a un’altro Autore sarebbero cassate come gratuitamente snobistiche (“…Avevo anch’io capelli lunghi tenuti da una fascia rossa, e da ragazzo ho cantato OM seduto a gambe incrociate proprio accanto ad Allen Ginsberg..”

E sa far genuinamente divertire, per esempio descrivendo l’evidenza della teoria di Darwin: “Vedo un sasso che sta cadendo verso di me. Se mi sposto sopravvivo. Il  fatto che mi sposti non è misterioso, è spiegato dalla teoria di Darwin: quelli che non si spostavano sono morti schiacciati, io sono un discendente di quelli che si spostano….”

E’ straordinario come Rovelli riesca a spigare e a provare con evidenze filosofiche, letterarie, politiche, matematiche (poche quest’ultime in verità, R. ce le risparmia) la natura relazionale del tutto, e insieme la granularità del tutto, un mondo, anzi un universo in cui l’infinitamente piccolo, ogni particella  quantistica è necessariamente in relazione con qualcos’altro, un modo in cui è necessario abbandonare l’idea di un mondo fatto di cose, per abbracciare una visione relazionale, in cui tutto è interconnesso.

Alla fine della lettura, mi sono ritrovato, quasi senza accorgermene,  in possesso di una idea, un embrione di comprensione, di qualcosa a cui prima non riuscivo nemmeno a prestare attenzione, tanto mi sembrava lontano dalle evidenze e dalle regole in cui ero vissuto per tre quarti di secolo.

Grazie, prof. Rovelli!

Silver 3

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