Ivo Andric “Racconti di Sarajevo”

I “Racconti di Sarajevo” di Ivo Andric’ sono belli, intensi e piuttosto inqietanti.

Qualche anno fa avevo letto il suo capolavoro, “Il ponte sulla Drina” anch’esso bellissimo, ricco e disperato.

In questo però si parlava di storia, della storia che tritura incurante gli individui, che procede nel suo iter dettato dai potenti, dalle loro ambizioni, dalla loro emotiva irragionevolezza e che scava nella vita dei popoli ignari solchi di disperazione e dolore.

Da questo dramma però, anche se afflitto dal dolore narrato, sono riuscito a mantenere un certo distacco, una certa fredda e dolorosa partecipazione.

In questa raccolta di racconti invece, Andric’ non scava più nella storia, mostrandoci le sue storture, peraltro sempre drammaticamente presente se si parla di questo disperato paese, ma piuttosto guarda nell’intimo dell’animo umano, sempre ovviamente collegato agli eventi  politici e culturali che lo mettono alla prova. 

Vi garantisco che l’analisi è così trasparente profonda e sincera che è difficile tenersene al di fuori, riuscire a seguirne il pensiero senza venirne profondamente coinvolti.

Non so se è capitato anche ad altri, ma leggendo di questi personaggi anche un po’ estremi data la loro situazione esistenziale, grazie all’attenta e lucida analisi che ne fa l’autore, ho comunque trovato aspetti e pensieri che in fondo mi appartengono. Spesso si tratta di atteggiamenti non positivi, di incapacità di essere  razionali, di stare al mondo nel modo corretto e di essere utili a sé stessi ed agli altri.  Un po’ la nostra anima nera, che in tutta una vita di esperienze e prove siamo riusciti a dominare, a condurre nella normalità consentita.

Questa parte scomoda che tutti noi abbiamo, sembra essere microscopicamente rilevata e messa in evidenza nei personaggi di Andric’, che sa descriverla in modo così disincantato ed evidente, da farci identificare nostro malgrado.

Racconti quindi con un taglio più psicologico ed esistenziale rispetto al primo romanzo che ho letto e in qualche modo più coinvolgenti.
Rimane sempre evidente la padronanza nel raccontare, nel narrare quella storia che talvolta ci travolge, nello scavare  nell’animo umano, con una prosa sempre limpida, lineare ed efficace.

Lettura dolorosa.

Non sorprende che Ivo Andric’ si sia aggiudicato il Nobel.

Mr. Maturin

One thought on “Ivo Andric “Racconti di Sarajevo”

  1. Si tratta di sei racconti di una dozzina di pagine l’uno, scritti da Andrič fra il 1946 del 1976, dedicati alla Bosnia Erzegovina, la sua martoriata terra.
    Quasi profetico quanto inascoltato e ciò che scrive nel primo di questi racconti, “Lettera del 1920”: “Forse in Bosnia bisognerebbe ammonire la gente a guardarsi a ogni passo, a preservare ogni pensiero, anche il più sublime, dall’odio, l’odio innato, inconscio, endemico. Questa terra arretrata e povera, dove vivono ammassate quattro religioni differenti, avrebbe bisogno quattro volte di più della comprensione reciproca e della tolleranza rispetto agli altri paesi. E invece, al contrario, in Bosnia l’incomprensione che ogni tanto si tramuta in odio è quasi una caratteristica della gente”.
    A. è stato un grande scrittore, e “Il ponte sulla Drina” costituisce un romanzo straordinario, specie per il misto di orrore e dolcezza che l’autore riesce a infondere. Questa particolare caratteristica si trova anche in questi racconti, dove nonostante la asprezza non tanto di quanto narrato ma di ciò che ne costituisce il contorno, spirano una singolare serenità e saggezza.

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