Mario Soldati “Le lettere da Capri”

lettereicona-voto-mezzoasinoHarry, marito di Jane, nutre una oscura passione carnale per la prostituta Dorothea. Quando, dopo anni di continui tradimenti, sta per confessarglielo, scopre che Jane è stata preda di una ancora più selvaggia passione per una specie di gigolò italiano di nome Aldo.

In mezzo a questi due poli stanno interminabili e frequenti psicologismi e contorcimenti che ad essere onesto, anche se mi spiace dirlo, mi sono sembrati da posta del cuore, con descrizione di amori e sentimenti cervellotici e, soprattutto, noiosissimi.

Sono arrivato alla conclusione che Soldati, che pure è stato un uomo dalle molte qualità e dai molti meriti, come scrittore non mi piace proprio. In più nei suoi romanzi vi è un che di petulante e vagamente pettegolo che trovo fastidioso.

Capisco la difficoltà di narrare nella Italia puritana degli anni ’50 storie sì cerebrali ma in gran parte fondate sulla passione e sul sesso, ma definire l’atto sessuale come “l’esperienza decisiva“o il giungere “alle conseguenze estreme“mi ha fatto lo stesso accapponare la pelle. Per non dire quando Harry cerca di rendere presentabile Dorothea allorché la porta con sé in America: “Rivestii Dorotea all’americana da capo a piedi. Le feci tagliare i capelli, accorciare le unghie, ecc.”

Premio Strega 1954, capace persino di superare in bruttezza il pure premiato “La ferocia” di Nicola Lagioia.

Poronga

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