Tom Wolfe “Il falò delle vanità”

wolicona-voto-asinoicona-voto-asinoicona-voto-mezzoasinoIn piena epoca reaganiana si muove il trentottenne Sherman Mc Coy, che si autodefinisce uno dei “Padroni dell’Universo”. Uomo di punta di una delle principali società borsistiche della Grande Mela capace di lucrare in un giorno milioni di dollari da una sola operazione, guadagna cifre da capogiro e vive nel lusso più sfrenato: superattico in Park Avenue, una moglie arredatrice che spende fortune, frotte di servitori, un tenore di vita pazzesco. Per lui è perfettamente normale pagare più di 1.000 solo per farsi portare e riprendere da una fiammante auto privata con autista a una festa che dista solo pochi minuti a piedi da casa sua.

Una sera, distratto da una discussione con l’amante, sbaglia strada e va a finire con la sua lussuosa Mercedes dritto nel Bronx. La macchina è costretta a fermarsi da un copertone piazzato in mezzo alla strada; saltano fuori due ragazzi neri, la coppia si fa prendere dal panico e riesce a scappare, ma col dubbio di avere sia pure lievemente investito uno dei due ragazzi.

Parte da qui per  Sherman un vero e proprio calvario, una lenta e poi sempre più veloce discesa verso l’inferno. Riuscirà a salvarsi?

Nel contorno vi sono un Procuratore che, spalleggiato dal suo vice, tratta il caso solo con lo scopo di ingraziarsi per motivi elettorali la comunità nera, un giornalista semi alcolizzato e senza scrupoli,  una donna -l’amante di Sherman- arrampicatrice sociale e calcolatrice, i colleghi di Sherman che gli voltano immediatamente le spalle, e un’altra quantità di personaggi e personaggetti a dir poco inquietanti. Sullo sfondo la questione razzista che viene strumentalizzata da tutti.

La caduta a picco di Sherman, che alla fine è forse la meno peggio di tutte le figure che compaiono nel romanzo, è eseguita per 800 pagine, nel corso delle quali Tom Wolfe ha modo di descrivere una realtà spietata e senza un filo di umanità, mai.

Il romanzo, che ebbe negli anni ‘80 un enorme successo, non è costruito nè scritto male, e ha il merito di fare compagnia al lettore per alcuni giorni.  A un certo punto però, vista la discreta ma sicuramente non eccelsa prosa dell’autore, ho innestato il turbo-lettore giusto per vedere come andava a finire.

Può essere una buona lettura da ombrellone per chi vuole immergersi in un romanzo scorrevole e senza troppe pretese, anche se forse un po’ monotono.

Le parti migliori mi sono sembrate quelle dedicate alla descrizione delle feste di questa umanità dorata e dei personaggi che vi si aggirano.

Poronga

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