Sandro Veronesi “XY”

veroicona-voto-asino2icona-voto-asino2Uno sperduto e isolato paese nei monti trentini (niente telefono, niente televisione, un solo spaccio) è teatro di un omicidio plurimo tanto efferato quanto assurdo: una slitta carica di dieci turisti più il conducente viene ritrovata grazie a uno dei cavalli che la trasportava (anche il cavallo avrà gli incubi): tutti i gitanti sono trovati morti nei modi più assurdi -uno addirittura divorato da uno squalo estinto- davanti ha un grande abete soffuso di sangue ghiacciato proveniente dalle vittime.

La vicenda coinvolge profondamente i due protagonisti del romanzo: Ermete, il prete di quella piccola comunità di poche decine di persone, che lotta su due fronti: non perdere la fede che lo spettacolo visto sul luogo del massacro ha profondamente scosso, ed evitare che il suo piccolo gregge di persone si frantumi, polverizzando una rete di rapporti e consuetudini vecchissime.

L’altra protagonista è Giovanna, psicologa trentenne precaria, in fuga da un amore finito ma appiccicoso e da una madre un po’ invadente (i dialoghi telefonici madre/figlia sono esemplari per credibilità e stile).

I due protagonisti si alternano nella parte dell’io narrante, forse un po’ si innamorano l’uno dell’altro, forse alla fine ce la fanno.

Veronesi applica, moltiplicandolo a dismisura, lo stesso meccanismo di “Caos calmo”: un evento improvviso, imprevedibile e perturbatore del quotidiano tran tran tutto cambia e fa sì che nessuno -uomini, cose, animali- sia più uguale a sè stesso.

Scrive bene, ma non si capisce bene perché e per cosa: un romanzo, alla fine, di cui, come del resto il titolo, ben non si comprende il senso e che ha il sapore di una cosa tutto sommato non riuscita.

Poronga

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