Maylis de Kerengal “Corniche Kennedy”

ddekicona-voto-asino2icona-voto-asino2Sul lungomare di Marsiglia, noto anche come Corniche Kennedy, dei ragazzi e ragazze adolescenti si ritrovano, ascoltano musica, fumano (anche qualche canna), litigano, pomiciano e soprattutto si esibiscono in arditi tuffi, anche da grandi altezze.

I ragazzi, anche se non si capisce bene perché, sono malvisti e diventano un problema anche per la polizia. Di loro si deve suo malgrado occupare Sylvestre Opéra, gigantesco commissario triste, diabetico, un po’ claudicante, ma con una sua dignità: una brava persona.

La storia non ha né un prima e un dopo: i ragazzi vengono presi, seguiti per un breve tratto della loro vita, e lasciati dopo una spettacolare esibizione notturna nella quale si tuffano nel buio disegnando scie luminose tramite candelotti opportunamente fissati ai loro corpi.

In questa performance hanno anche la ventura di imbattersi in un pacco di cocaina opportunamente sigillato e di cui degli spacciatori si sono dovuti disfare gettandolo in mare.

De Kerengal mette a disposizione di questa breve storia la sua “scrittura vertiginosa“, come la definisce la sua traduttrice Maria Baiocchi, ma a me pare senza risultati di grande rilievo, che si risolvono in una celebrazione del vitalismo di questi giovani che evidentemente nelle generazioni adulte provoca solo fastidio.

Un breve romanzo, molto lontano, come gli altri che ho letto di questa autrice, dallo splendido “Riparare i viventi”, di cui si è già parlato.

Poronga

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