Michail Bulgakov “Il Maestro e Margherita”

bulgaicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoAmmaliato dalla recente recensione di “La guardia Bianca” di Poronga, mi sono deciso a cimentarmi con il Monumento, di cui avevo solo una vaga idea per sentito dire. Dire che sono stato catturato, frastornato, trasportato, in un mondo rutilante, fantastico e reale al contempo, e che non sono riuscito a mollarlo fino alla fine, credo che renda bene l’idea del fascino della scrittura di Bulgakov. Se è impossibile seguire i personaggi, con i loro triplici nomi russi, le loro professioni e i loro ordinati incarichi nella burocrazia sovietica post rivoluzione, resta sempre teso il filo di un racconto che non si riesce ad abbandonare, in cui tutto si tiene, sotto la dominante aura di Woland, alias Satana, alias il diavolo in persona. Un diavolo intelligente e buono, che, insieme ai suoi sodali/collaboratori, fanno sempre il bene, “una parte di quella forza che vuole costantemente il male e opera costantemente il bene”.

E così Woland alla fine accetta lo scambio propostogli da Levi Matteo, inviato da Jeshua (Gesù). Questo il dialogo:

W. Cosa sei venuto a fare?

LM. Mi ha mandato lui

W. Cosa ti ha ordinato di riferirmi, schiavo?

LM. Non sono uno schiavo, sono il suo discepolo

W. Parliamo due lingue diverse, come sempre. Ma le cose di cui parliamo non cambiano per questo. E allora?

LM. Ha letto il libro del Maestro e ti prega di ricompensarlo col riposo. Possibile che questo ti riesca difficile, spirito del male?

W. Niente mi riesce difficile, e tu lo sai benissimo. Perché non ve lo prendete voi nella luce?

LM. Non ha meritato la luce, ha meritato il riposo

W. Riferiscigli che sarà fatto.

A tratti questa lettura mi ha ricordato “Infinite Jest”, di DFW, per l’estrema capacità creativa, la padronanza del linguaggio, l’ironia e la paradossale (ma non tanto) aderenza alla realtà, propria di chi unisce alla profonda conoscenza della società una discreta dose di follia.

Insomma, un grande Autore, un grande spirito, un grande libro. Incredibile la ricostruzione del giudizio relativo al supplizio di Gesù e dei ladroni, amministrato da un Ponzio Pilato, intelligente e riflessivo come non lo si conosce dalle abituali descrizioni.

Per le teste d’asino , lascio a Poronga

P.S.

A proposito del dialogo di cui sopra non posso fare a meno di ricordare il dialogo tra Richard Widmark (sceriffo) e Henry Fonda (avventuriero) nel film “Ultima notte a Warlock”

RM. All’alba dovrete lasciare il paese

HF. Nessuno mi dice cosa devo e non devo fare

RW. All’alba verrò a vedere

HF. Verrete a sparare se verrete

RM. Lo farò se occorre

HF. Occorrerà.

Alla fine anche HF si rivela incapace di fare il male, e lascia il paese, non senza aver prima dato una palese dimostrazione della sua onnipotenza

Silver 3

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