Celeste Ng “Quello che non ti ho mai detto”

ngdownloadicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoIncipit fulminante: “Lydia è morta. Ma questo ancora non lo sa nessuno. 3 maggio 1977, 6:30 del mattino, nessuno sa nulla se non una semplice cosa: Lydia è in ritardo per la colazione“.

Parte da qui l’ovvio calvario per la famiglia superstite: Marylin, la madre, il padre James, il fratello minore Nath e la sorella piccola Hannah. Ma all’interno di questa tragedia che domina il libro e i suoi protagonisti, e di questa assurda e lancinante mancanza, resa ancora più inaccettabile dal dubbio che Lydia possa essersi suicidata, si fa piano piano strada la storia di questa famiglia, che tutti direbbero felice, ma che non ha affatto una storia semplice.

Una madre molto frustrata e richiedente, che proietta su Lydia le aspirazioni per quello che non è stata, un fragile padre di origine orientale ossessionato dal dubbio/sensazione di non essersi mai integrato completamente e che ciò possa accadere anche i figli, un fratello fondamentalmente incompreso e oscuramente riottoso e ribelle, una sorellina sostanzialmente ignorata da tutti, e poi lei, Lydia, che ha preso i tratti e i colori orientali del padre e gli azzurrissimi occhi della bellissima madre; una ragazza irrisolta ed enigmatica.

Il romanzo è indubbiamente bello, e la figura più riuscita -ma lo sono tutte- mi sembra senz’altro Merylin, che per esempio riflette su sua madre e su di sé e pensa: “A quel punto se ne rese conto, come se qualcuno lo avesse detto ad alta voce: sua madre era morta, e l’unica cosa che valesse la pena ricordare di lei, alla fin fine, era che cucinava. Si inquietò pensando alla propria vita, alle ore passate a preparare la colazione, a servire la cena, a impacchettare il pranzo in sacchetti di carta ordinati. Com’era possibile passare così tante ore spalmando il burro di arachidi sul pane? Com’era possibile passare così tante ore cucinando uova? All’occhio di bue per James. Sode per Nath. Strapazzate per Lydia. È doveroso per una buona moglie conoscere le sei preparazioni basilari delle uova. Era triste? Si era triste. Per le uova. Per tutto”.

A un certo punto Marylin non ce la fa più e scappa dalla famiglia, inseguendo i suoi sogni di studentessa per poi tornare sconfitta, con l’unico risultato di aver destabilizzato tutti a cominciare da Lydia: “… aveva paura da talmente tanto tempo che aveva dimenticato cosa si provasse senza -senza la paura che un giorno la madre sarebbe scomparsa di nuovo, che il padre sarebbe crollato, che tutta la loro famiglia sarebbe collassata un’altra volta. Da quell’estate senza la madre, la loro famiglia le era sembrata precaria, come se vacillasse sull’orlo di un dirupo. Prima di allora, non si era resa conto di quanto fosse fragile la felicità, di come bastasse un distrazione per farla cadere e rompere…“.

Finale ancora su Marylin: “Un giorno, quando sarà pronta, tirerà le tende, raccoglierà i vestiti dal cassettone, impilerà i libri sparsi sul pavimento e li riporrà. Laverà le lenzuola, aprirà i cassetti della scrivania, vuoterà le tasche dei jeans. Quando lo farà troverà solo frammenti della vita della figlia: monete, cartoline mai spedite, pagine strappate dalle riviste. Si soffermerà su una mentina, ancora avvolta nel cellophane, e si chiederà se fosse importante, se per Lydia significasse qualcosa, se fosse stata solo dimenticata e abbandonata. Sa che non troverà risposte. Per ora, guarda la figura sul letto e le si riempiono gli occhi di lacrime. E’ sufficiente“.

Mi sa che il mio incontro con questa ottima scrittrice non finisce qui. Chissà come si pronuncia il suo cognome.

Poronga

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