“Zio Vanja” di Anton Pavlovic Cechov “Zio Vanja sulla 42° strada” di Louis Malle

vaniaicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Un vecchio film e un toccante dramma:

Non avevo mai letto Zio Vanja, ma avevo visto il bel film di Louis Malle del 1994.

Ora ho letto il testo e consiglio a chiunque di farlo…o di rifarlo, se sono passati anni…

Immediatamente dopo ho rivisto il meraviglioso film di Malle.  Assolutamente da vedere: si trova facilmente in streeming per pochi euro.

La cultura contemporanea, ci ha abituato a dominare le passioni, a controllare le emozioni, ad essere positivi e vivere la nostra vita con il buon senso della ragione. Cechov ci mostra come le cose non vadano sempre così, ci mostra come le passioni possano essere talvolta sconvolgenti, come possano fare naufragare rapporti consolidati e gettarci nel panico o nella apatia.

Nel dramma è l’arrivo di una donna bella ed affascinante (nel film interpretata magistralmente da una dirompente Julianne Moore nei suoi anni migliori)  a scardinare equilibri consolidati ed a creare, suo malgrado, una situazione del tutto insostenibile nel gruppo famigliare in cui arriva.

Elena, la bella affascinante donna, nel mezzo di un disastro che si sta materializzando, dice: “…questa non è una famiglia felice…” e ne ha ben d’onde…

I personaggi che ruotano attorno alla vicenda hanno vite travagliate, spese nella solitudine e nel lavoro e sono consapevoli di aver gettato i loro anni migliori nella frustrante quotidianità della vita di campagna.

Cito solo alcuni esempi, tra la ricchezza di personalità di cui è costellato il testo.

Vanja, il vecchio e colto zio che vive di depressione e rimpianto, l’affascinante Dott. Astrov, colto, intelligente, sorprendentemente ambientalista, che trascorre una vita di duro lavoro tra i contadini più poveri cercando di alleviare le loro sofferenze e distruggendo la propria vita nella fatica e nella solitudine.

E’ fatale che personaggi di questa levatura e di tale infausto destino, perdano il loro equilibrio vedendo concretizzarsi il sogno di poter frequentare una donna affascinante come Elena, che per di più pare incastrata in un matrimonio prestigioso, ma tutt’altro che felice, con un vecchio professore malato e ormai in declino.

Il passo da qui al dramma è breve e fatale.

Il testo è ricco di tematiche, ma vi è un’altra indicazione di fondo, che mi piace sottolineare.

Le situazioni possono precipitare, le emozioni sconvolgerci, il disastro concretizzarsi, ma da tutto ciò, si può uscire e continuare a vivere…..il “come” non è detto sia la soluzione migliore, ma in realtà è quello che spesso si fa…..la vita, la si continua a vivere.

Sonja gentile e sfortunata nipote di Vanja, ce ne indica la strada…la sua è profondamente religiosa e rassegnata ad una salvezza che verrà solo nel al di là. Non è detto che sia l’unica, ma per Sonja e Vanja è quella che può funzionare. Sipario.

Il finale è sublime, teatro raffinatissimo. Emozionante ed intensamente drammatico.

Il film, in sostanza narra la vicenda di André Gregory che nel 1989 radunò un gruppo di attori per allestire il dramma di Cechov. Insieme provarono per anni nel teatro abbandonato sulla 42° strada, ma non lo misero mai in scena. Nel 1994 Andrè Gregory ( che nel film impersonifica sé stesso) e Louis Malle realizzarono il film, che riprende le prove nel disastrato, affascinante teatro.

Capolavoro, non credo molto visto….

Mr. Maturin

 

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