Paul Auster “La notte dell’oracolo”

austicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoSid è uno scrittore trentacinquenne miracolosamente scampato non si sa se a una malattia o a un incidente, e da poco tornato a casa dove l’aspetta l’amata moglie Grace, che di mestiere fa l’illustratrice.

Ha il dubbio se sarà ancora in grado di scrivere. Due eventi lo inducono a farlo: l’ispirazione tratta dal ritrovamento di un’opera inedita di una delle sue scrittrici preferite e l’acquisto di un bellissimo taccuino blu in una cartoleria gestita da un enigmatico signore cinese.

Sid, con un certo timore, inizia a scrivere sul taccuino una storia in cui l’opera inedita viene consegnata dalla giovane nipote della scrittrice a Nick, un giovane editor, che, pur felicemente sposato, si innamora a prima vista della ragazza.

Quasi inaspettatamente il romanzo cresce, e la sua trama si intreccia con quella della vita di Sid.

Il “romanzo nel romanzo” per me è la cosa migliore del libro; sviluppa il tema secondo cui “il mondo è governato dal caso. L’imprevedibile è in agguato ogni giorno nella nostra vita, una vita che può esserci sottratta in qualsiasi momento – e senza motivo” in un crescendo avvincente, in cui la vita di Nick improvvisamente deraglia (a un certo punto va in aeroporto e prende a caso il primo volo che parte, trovandosi a Kansas City) fino al punto di ficcarsi in un guaio tremendo. E qui Sid, non sapendo come andare avanti, ed entrato in crisi anche per altri motivi, si blocca ed anzi fa a pezzi il taccuino; nel che intravedo un certo autocompiacimento Austeriano.

Il libro è interessante anche perché racconta come nasce un romanzo (presumibilmente descrivendo il processo creativo di Paul Auster). Fino a tre quarti è decisamente buono ma si chiude in modo che a me è sembrato frettoloso e  in singolare contrasto con la particolare accuratezza fin lì dimostrata dall’autore, quasi che non avesse molta voglia di andare avanti.

Un libro decisamente strano ma non privo di interesse, anche perché Auster scrive decisamente bene. Ad esempio: “Grace era giovane, ma aveva un’anima antica e navigata; e quel primo giorno, lì seduto con lei negli uffici della Holst & Mc Dermott, a guardarla negli occhi e studiare i contorni del suo corpo snello e angoloso, fu di questo che mi innamorai: del senso di calma che la avvolgeva, del radioso silenzio che ardeva in lei“.

A. è anche spiritoso: a un tale cui chiedono perché fuma fa rispondere: “perché mi piace tossire“.

Poronga

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