Joe R. Lansdale “Mucho Mojo”

landicona-voto-asinoicona-voto-mezzoasinoPenso che prima o poi sia capitato a tutti: uno si mette a leggere tutto contento il libro di un proprio autore preferito e non lo apprezza per nulla: grave delusione. A me è successo con questo romanzo nel quale ricompaiono Hap e Leonard, protagonisti del già recensito “Una stagione selvaggia” (tutto un’altra cosa).

Si racconta la macabra storia di un serial killer che ogni agosto uccide un bambino “illegittimo”, ossia senza padre, seppellendolo nel vespaio di una casa. A parte che la trama mi è parsa abbastanza fiacca e deboluccia, il lato più negativo il modo col quale il romanzo è stato scritto. Lo smalto, l’ironia, la provocazione un po’ canagliesca si perdono, e rimane solo una prosa greve (esempio: “Sul fondo del locale c’era talmente buio che uno avrebbe potuto tirare fuori l’uccello per mettersi un preservativo e nessuno se ne sarebbe accorto“, oppure “Si butterebbero sulle vostre chiappe come foruncoli sul culo di un bambino“) e una truculenta violenza (“Gli afferrai la faccia con entrambe le mani e scaraventa ai avanti dal fronte, sul suo naso, e lui schizzò indietro, spruzzando sangue“, oppure “Sul petto avevo una colata di denti inzuppata di sangue”, che schifo).

Nè riscatta il romanzo la morale, abbastanza risaputa, che vuole trasmettere, ossia che ogni bambino violentato di oggi è probabile che diventi un violentatore di domani.

L’unica parte degna del vecchio Joe è l’introduzione, il che rende la delusione ancora peggiore.

Poronga

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