Irvin D. Yalom “Il problema Spinoza”

giolaicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Il romanzo appartiene ad una trilogia che l’autore ha scritto al fine di rappresentarci, con una prosa romanzata, la vita e il pensiero di tre grandi figure del pensiero filosofico.

L’obbiettivo può forse essere un po’ discutibile da un punto di vista letterario, e forse fare arricciare un po’ il naso a chi di questi filosofi conosce pensiero e vita, ma personalmente penso che l’idea sia degna di attenzione, perché avvicina ai meno esperti la conoscenza, almeno a grandi linee, di filosofi che hanno dato una svolta significativa al pensiero dell’uomo. Pecca forse un po’ di didascalismo, ma mi pare un peccato veniale.

Detto questo , non entrerò nel merito dello stratagemma piuttosto intelligente e rispettoso nei riferimenti storici, che Y. ha  adottato per raccontarci chi fu Spinoza e quale importanza ebbe nella storia della filosofia, perché lo scoprirete da soli.  Il mio intento è invece quello di additarvi il contenuto centrale del pensiero del filosofo per indurvi a prende in mano questo libro e leggervelo appassionatamente.

Yalom, ovviamente, non intende illustrare l’intero pensiero del filosofo, ma si concentra su ciò che di più dirompente egli scrisse riguardo alla religione e alla concezione di Dio. Pertanto, mi sono sorpreso a leggere intorno a questi temi, un pensiero così moderno e disincantato che si stenta a credere proveniente da un autore che visse nel 1600.

Il Dio di Spinoza, non ha niente a che fare con il Dio delle religioni ed egli si prodigò a rivelarlo ai suoi contemporanei (suo padre era un potente Rabbino..) per cui proprio per questo motivo egli fu perseguitato  e venne alla fine ostracizzato dalla comunità ebraica.

Dio per lui è l’essenza assoluta, che non ha nulla a che fare con il mondo, con gli uomini e tanto meno con la ritualità e le rivelazioni presenti in ogni religione. Tutto ciò non è altro che frutto della fantasia degli uomini che ci hanno preceduto e non ha alcun nesso con la divinità.  Risponde solamente ai bisogni etici, logistici, ambientali di cui le società necessitano.  Dio non ha rivelato nulla alle religioni,  non esistono testi “sacri”. Le religioni furono  inventate dall’uomo per l’uomo, al puro scopo di guidarlo, sostenerlo ed anche pilotarlo del delicato problema esistenziale.

Tutto chiaro, pensieri già ponderati e digeriti, ma trovarli espressi con tale lucidità nella visione di un ebreo, figlio di rabbino, vissuto nel ‘600, devo dire che impressiona.

Grande estimatore di Spinoza fu addirittura Einsten (che viene citato nel libro), che lo considerò il suo filosofo preferito e al cui pensiero sentì di avvicinarsi maggiormente, e la cosa non stupisce.

In realtà vi è una connessione, che vedo piuttosto forte tra la concezione di Dio del filosofo e ciò che la fisica descrive riguardo alle caratteristiche più basilari del nostro Universo.

Mi ero sempre chiesto come mai uno tra i fisici più geniali e dirompenti dell’umanità potesse definirsi non ateo e la risposta è forse nascosta proprio nel pensiero di Spinoza, che il genio della fisica amò così tanto.

Infatti il Dio di Spinoza è completamente esterno al nostro mondo, non ha alcuna relazione con noi.   E’ una entità che potrebbe avere la sola perfetta caratteristica di essere contemporaneamente  materia, energia ed altro (che intuiamo ma che non conosciamo), e soprattutto è all’infuori del tempo, in una realtà in cui lo stesso tempo può andare in direzioni opposte e addirittura non esistere neppure: qualcosa di molto simile alla eternità.

Carlo Rovelli, nel suo “L’ordine del tempo” ci parla di questa concezione dell’Universo e di questa possibilità che intuiamo dalle formule della fisica più sofisticata, di questo “luogo” o “stato”con queste stravaganti caratteristiche, dove la nostra percezione è del tutto fuorviata.

Rovelli non ci parla di Dio e si professa ateo, ma vi garantisco che questo “luogo” che descrive, assomiglia moltissimo al Dio di Spinoza.

Chi può negare l’esistenza di un Dio di tal fatta? Forse si può chiamare in altro modo e darne definizioni diverse, ma l’essenza non cambia: immutabile ed eterno. Possiamo certamente chiamarlo come vogliamo, solo, che non ha nulla a che fare con qualsiasi religione professata sul pianeta. E questo è ciò che Spinoza sostenne a metà del XVII secolo.  Ovviamente ne pagò le spese, venne ostracizzato dalla sua comunità e dalla sua famiglia.  Ovviamente morì solo e povero ed ovviamente il suo pensiero costituì una rivoluzione epocale condivisa dalle menti più brillanti che lo seguirono nel suo lontano futuro.

Un’ ultima considerazione.

Leggendo questo libro non ho potuto fare a meno di pensare a “Sapiens: da animali a Dei” di Noah Harari, poiché l’autore ha sicuramente preso a piene mani dal pensiero di Spinoza, sviluppandolo alle estreme conseguenze e mostrandoci come categorie che noi intendiamo come reali esperienze umane (comunismo, capitalismo, liberismo…), non siano altro che fantasie, religioni comprese.

Anche Harari non parla di Dio, ma sostiene comunque come Spinoza, che le religioni non abbiano nulla a che fare con lui.

Mr. Maturin

 

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