Andrea Vitali “Olive comprese”

vitaicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasino1936, la solita Bellano. Una vecchietta morta improvvisamente, forse perché ha mangiato un piccione avvelenato; il suo pasciuto gatto cucinato in salmì; la svitata moglie del podestà convinta che la sorella premorta si sia reincarnata in una donna dalla doppia identità, improvvisamente apparsa a Bellano; la apparente scomparsa nella guerra civile di Spagna del giovane Garibotti, le bravate di quattro giovani vitelloni del paese; le preoccupazioni di uno di questi, tornato sulla retta via, poiché la sorella -uno scricciolo tutto casa e chiesa- sta per sposare uno dei suoi ex compagni di bisboccia dallo spropositato membro (un chilo e due, “olive comprese”: tanto il peso misurato dai vitelloni).In questo contesto opera la variopinta banda di personaggi inventata da Vitali, fra i quali spicca il fumantino e acuto maresciallo calabrese Ernesto Maccadò, spesso alle prese con il detestato capobastone locale Negri (se non erro i due appaiono anche in altri romanzi).

Vitali non ha altre aspirazioni che non siano il puro gusto del narrare, che riesce pienamente a trasmettere al lettore, talora trovando espressioni decisamente divertenti, per esempio quando nel descrivere l’impazienza di Maccadò scrive che “il maresciallo aveva tritato catene per un’ora buona”.

Con altri libri di Vitali mi sono divertito di più, ma nel suo genere è indubbiamente assai bravo.

Poronga

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