Wilkie Collins “La pietra di luna”

colicona-voto-asino2icona-voto-asino2Romanzone ottocentesco. Un colonnello inglese durante le guerre coloniali in India ruba e porta in patria un leggendario diamante che adornava la sacra statua di una divinità indiana.  Il ladrone destina il gioiello ad ornare il bel collo della giovane nipote Rachel.

Sono ormai passati cinquant’anni dal furto, ma tre bramini sono sulle tracce del diamante per riportarlo in patria. Il gioiello sparisce la notte stessa in cui esso è stato consegnato a Rachel. Parte da qui una intricata trama, ricca di colpi di scena più o meno riusciti, nella quale si inseriscono alcuni personaggi fra cui spiccano in modo particolare il fedele e inflessibile capo-maggiordomo Betteridge, che nella sua vita sembra aver letto solo “Robinson Crosue” che usa come una specie di Bibbia per trarne insegnamenti per ogni caso della vita, e il Sergente Cuff, che a uno spiccatissimo senso di osservazione associa capacità logico-deduttive acutissime, e che solo una cosa può distrarre dalle sue indagini, ossia l’arte della coltivazione delle rose, che lo vede impegnato in interminabili dispute con il giardiniere della villa patrizia dei Verinder, teatro del furto, e nella quale si svolge la trama del libro. Cuff mi è parso il personaggio di gran lunga più riuscito, non solo perché le sue deduzioni sono tanto geniali quanto credibili -e i fatti alla fine gli daranno ovviamente ragione-, ma soprattutto per la sua felice caratterizzazione: molto meglio, per dire, del saccente e cervellotico Sherlock Holmes.

L’indagine è maledettamente complicata dal fatto che Rachel ha visto con i suoi occhi il nobile cugino Franklin Blake, col quale sta “nascendo nel tenero”, impossessarsi nottetempo del gioiello. Ma, soprattutto grazie all’intervento del dottor Ezra Jennings, un personaggio misterioso e sofferente dalle grandi virtù mediche, l’arcano si chiarirà. Alla fine giustizia sarà fatta, anche se in un modo tutt’altro che scontato.

Un altro protagonista del romanzo è l’oppio, sostanza che a quanto pare W. C. conosceva assai bene avendone fatto largo consumo.

Anche in questo romanzo W. C. utilizza la tecnica, presente ne “La signora in bianco” (già commentata sul sito) del racconto a più voci da parte di protagonisti ma anche di comparse del libro. Devo però dire che quest’opera mi è sembrata decisamente meno riuscita dell’altra, sia per costruzione che per resa letteraria.

Poronga

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3 thoughts on “Wilkie Collins “La pietra di luna”

  1. Io ho amato moltissimo La pietra di luna che ho trovato ingegnoso dal punto di vista della trama e della costruzione narrativa, divertente e non privo di una sua grazia letteraria. Più della Signora in bianco che ho trovato un po’ macchinoso e, alla lunga, noiosetto. Ma come dice il saggio Poronga,non tutti abbiamo gli stessi gusti, per fortuna

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