Franco Vanni “La regola del lupo”

vanni.jpegicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Dopo quello di Kellan, secondo omicidio di un ricco rampollo per il simpatico cronista Steno Molteni, sempre più somigliante al suo autore, che nel frattempo, e parlo di Steno e non dell’autore, ha cambiato donna ma non abitudini.

Questa volta dalla luccicante e trasgressiva Milano by night ci traferiamo sulle quiete e insidiose rive del lago di Como da dove proviene il protagonista e da dove in fondo non è mai voluto venire via.

Perché due colpi di pistola, e per di più sparati da due revolver diversi, hanno ucciso l’odioso Filippo Corti sulla sua barca?

E soprattutto, chi sarà stato tra quei suoi tre amici di infanzia, due uomini e una donna, che quel mattino erano gli unici a trovarsi a bordo con lui?

Oltre a Steno, a sbrigliare la matassa ci si mettono di impegno un estroso PM e un maresciallo in odore di pensione, Salvatore Cinà, che altri non è che il padre del migliore amico di Steno, e che anni prima aveva risolto un caso legato al titolo del libro.

E senza anticipare nulla, dico solo che il cardellino di Donna Tart approda sulle tracce narrative del Vanni, che ormai è un giallista di comprovata maestria, e tanto l’intreccio, quanto ritmo e carattere dei personaggi attorno ai quali ruota la vicenda, risultano una macchina oliata e praticamente perfetta, come diceva di se Mary Poppins.

Ovviamente non manca il colpo di scena finale che sorprenderà anche il più attento lettore, anche se Ale mi ha detto che lui lo aveva capito (mah).

Però, se è indubbio che Vanni diventa sempre più bravo, e che questo secondo giallo appare meglio rifinito del primo, al termine della lettura permane una certa nostalgia per il caso Kellan.

Non so dire se in sede di finale stesura sia intervenuta una marcatura più stretta da parte degli esperti editoriali, però se Steno è più Vanni in questo secondo caso, ad esserlo meno, rispetto al primo, è proprio l’autore.

E sulle rive del lago ho trovato maggior mestiere che creatività.

Questo ovviamente non esime nessuno dall’acquistarlo, se ancora non l’ha fatto, perché cosa ci può essere di meglio di un buon giallo in vista delle prossime e rilassanti vacanze al mare, quelle, tanto per capirci, che il protagonista Steno non farebbe mai?

Anche se non posso più essere certo di nulla dopo avere scoperto, con raccapriccio, che un “figo” come Steno potesse mangiarsi un Club sandwich come il più noioso e prevedibile milanese bene.

Davide Steccanella

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