Antonio Scurati “M. Il figlio del secolo”

scuicona-voto-asino2icona-voto-asinoicona-voto-asino2Quando me l’hanno regalato ho interiormente alzato gli occhi al cielo: chi se lo legge un mattone del genere, per di più  scritto da uno che ha alternato prove convincenti ad altre meno. E invece ho incominciato senza molta voglia a leggiucchiarne le prime pagine e (vabbè con un po’ di turbo lettura ogni tanto) e  sono pure arrivato alla fine.

Il libro racconta gli anni dal 1919 agli inizi del 1925 e parte dal primo comizio tenuto da Mussolini a Milano in piazza Belgioioso davanti a non più di 100 simpatizzanti, per chiudersi con l’omicidio Matteotti e il duce che, apparentemente sull’orlo del baratro, si salva (con tutto quello che poi è successo) col famoso discorso in Parlamento col quale si assume la responsabilità civile politica e morale di quanto accaduto, sfidando ogni singolo deputato a denunciarlo.

In mezzo un quinquennio febbrile e turbolento, scosso e destabilizzato dalla Grande Guerra e dalla Rivoluzione d’Ottobre, e percorso da inaudite e contrastanti violenze e passioni che nessuno capiva bene dove sarebbero andate a parare. Ciò è reso in modo molto documentato e plastico, e credo rappresenti il migliore e non piccolo pregio del libro, che tra l’altro è ben scritto.

Insomma una lettura istruttiva e anche piacevole, che almeno un’occhiata la meriterebbe; sempre che non vi succeda come a me di essere poi indotti a leggerlo fino alla fine.

Poronga

 

One thought on “Antonio Scurati “M. Il figlio del secolo”

  1. Consiglio a tutti la lettura del sostanzioso libro di Scurati “M. il figlio del secolo” , perché non solo decisamente interessante per l’analisi accurata del periodo che portò alla nascita del Fascismo, ma soprattutto perché evidenzia le strategie più o meno manifeste di chi è alla ricerca del consenso e da ultimo, del potere. Si ha la netta sensazione che Scurati scriva del passato per farci riflettere sul presente.

    Di strategia, dunque parlavo e qui, mi spiego meglio.
    E’ interessante osservare che chi si dedica a creare un consenso dal nulla (ovvero, non da un partito o movimento già esistente) al fine di acquisire un potere giustificato da questo, ha comportamenti ben codificati.
    Il punto essenziale in una fase iniziale è caratterizzato da una definizione quanto mai vaga di ciò che si vuole proporre ed ottenere. E’ fondamentale inizialmente avere una posizione assolutamente ambigua, che abbracci sia rivendicazioni di una sinistra radicale (con tutte le approssimazioni del caso…) che atteggiamenti e proposte, altrettanto radicali, ma di destra. “….i fascisti sono un antipartito! Fanno l’antipolitica. Benissimo. Ma poi, la ricerca dell’identità si deve fermare qui. L’importante è essere qualcosa che permetta di evitare gli impacci della coerenza, la zavorra dei principi…..”

    E’ una posizione delicata. Si tratta di viaggiare sul filo della lama che separa comportamenti politici diametralmente opposti e contemporaneamente, ugualmente estremi.
    Si tratta di abbracciare interessi che collidono tra loro: l’importante è non rivelarlo chiaramente, ma confondere il messaggio perché diventi sempre più ambiguo. Sembra una pratica apparentemente impossibile, ma in realtà non lo è. Difficile si, ma impossibile no.
    Occorre calibrare molto bene ciò che si rivendica e di saperlo comunicare con abilità e scaltrezza. Non a caso, Mussolini era giornalista e direttore di testata, prima che uomo politico. Oggi, questo “lavoro” è ovviamente molto facilitato dalla presenza dei social, dei big data e degli algoritmi. Allora, vi erano trame, discorsi pubblici e articoli di giornale, ma il meccanismo non è cambiato.

    Bene, inizialmente questa pratica equilibrista serve a prendere tempo e capire dove il consenso si indirizzi, seguendo tutte le ragioni non facili da prevedere che la storia miscelerà nel comportamento condiviso. Vi saranno ragioni socio economiche, di trend ideologico, ma anche fatti puramente casuali e contingenti. La storia procederà e si starà a guardare. Qualcuno potrà pensare che sarà la storia stessa a determinarlo, con la sua frammentarietà di infinite variabili.

    Il Fascismo, nella figura di Benito Mussolini, ci mise quasi un anno e mezzo a decidere dove avrebbe trovato il combustibile per alimentare la sua ascesa vertiginosa.
    Fino a quel momento, i tesserati erano uno sparuto gruppo, ma bastò cogliere il momento propizio per dare il via ad un incremento esponenziale. Vi fu un momento chiave, in cui M. e i suoi seguaci, colsero al volo la direzione da prendere. E ciò avvenne soltanto nella tarda primavera del 1920. Fu in quel momento che egli comprese la direzione da seguire perché la situazione economica e sociale era ormai così calda, che non fu difficile soffiare dalla parte giusta per far scaturire l’incendio. L’Italia era sull’orlo di una svolta decisamente marxista e radicale, la borghesia stava soccombendo ed era terrorizzata. Gli agrari messi con le spalle al muro, non vedevano l’ora di trovare chi li avrebbe difesi dal socialismo dilagante. Benito Mussolini capì al volo e si mise dalla loro parte, dimenticando la vecchia matrice populista del Fascismo iniziale.

    Ora non voglio fare facili paragoni (.. anche perché la storia non si ripete mai nell’identico modo e fortunatamente vi sono differenze sostanziali tra l’Italia degli anni ’20 e oggi) ne voglio schierarmi qui, attribuendo giudizi di valore, ma tengo a precisare che esiste nella nostra civiltà e nelle nostre democrazie, un meccanismo ben collaudato, che se ben utilizzato porta al potere. E, questo potere, questo consenso, non è assolutamente detto sia finalizzato al bene comune. Anzi, purtroppo, quando la salita al potere viene da una strategia studiata a tavolino, spesso porta al bene soltanto di chi l’ha messa in atto.

    Purtroppo la decodificazione di questi comportamenti rimane oscura ai più, tra l’altro spesso ai più deboli, che sono coloro che maggiormente ne faranno le spese.
    Non ce n’è, la Democrazia è uno strumento fragile e non illudiamoci che anche nel presente sia così inattaccabile da forze distruttive, anche se legittimate.

    Libro storico dunque, riferito ad un periodo di 100 anni fa, ma estremamente utile a capire il presente.

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