Irvine Welsh “Trainspotting”

wel.pngicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoProbabilmente offuscato dall’omonimo film, che peraltro non lo tradisce, questo libro vale senz’altro la pena di essere letto.

È un romanzo che più che ricordi precisi mi ha lasciato una forte impressione generale: come un coro del quale si percepiscono non tanto le singole voci quanto il senso generale dell’esecuzione. Ed in effetti un coro è, perché tutti i suoi protagonisti si uniscono nel rappresentare una realtà -quella dei ventenni edimburghesi con un piede nel baratro e l’altro nella quotidianità piccolo borghese- fatta di droga e alcool ma anche di assenza di prospettive, abbandono e degrado sociale, precarietà, noia, cattiveria, rabbiosa rassegnazione.Welsh sceglie di rappresentare una realtà abbrutita e sgradevole, e per farlo bene scrive un libro altrettanto sgradevole ma indubbiamente importante.

Soprattutto nelle prime 150 pagine vi è una voluta piattezza (molto slang, poche parolacce ripetute in un intercalare ossessivo, episodi plumbei e disadorni), nell’ottundimento di coscienze sedate da eroina e birra, altrimenti è crisi dura, che serve egregiamente per dare un senso di non speranza e indifferenza.

In effetti i sentimenti estremi, ad esempio la disperazione, non ci sono -o se ci sono non vengono detti- neppure nelle situazioni più estreme, che estreme lo sono quasi sempre.

Nella seconda parte, il che è raro, il libro mi è parso decollare non nel senso che la seconda parte, vista retrospettivamente, sia tanto migliore della prima, ma nel senso che essa è più godibile, o meglio, visto che di davvero “godibile” non vi è proprio nulla, di più immediato impatto. Qui W. dimostra di saperci veramente fare, ad esempio nel capitolo “Cani morti” o in “A cena fuori”, dove picchia forte e duro.

Alla fine Renton e i suoi compagni di sventura (Sick Boy, Spud, Tommy, Begbie, Kelly ecc.) se ne vanno verso un futuro che non promette nulla di buono, e quasi dispiace lasciarli: il che è un mezzo miracolo.

Poronga

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