Michel Houellebecq “Le particelle elementari”

downloadicona-voto-asino2A me Houellebecq non piace e suoi libri non ne leggerò più.  Se “Piattaforma nel centro del mondo” nonostante qualche buono spunto non mi aveva convinto proprio, questo libro, che pure è il suo più noto e acclamato, direi che è decisamente da evitare.

I protagonisti sono due fratellastri nati da una donna narcisista ed egocentrica che non si è mai occupata di loro. Il primo, Bruno, cresciuto fra angherie e umiliazioni di ogni genere, ha una dipendenza quasi patologica dal sesso. Dedito ad attività masturbatorie anche abbastanza rischiose, quando oramai è privo di ogni speranza si rifugia in una comunità “New Age” a pagamento dove si pratica il libero amore; dopo una settimana di cui non batte chiodo, salvo le solite pratiche onanistiche, incontra Christiane, bellezza quarantenne un po’ in disarmo (per H. a quarant’anni si è già da tempo imboccato il viale del disfacimento fisico: boh), con la quale nasce una cosa che somiglia all’amore.

Il secondo protagonista, Michel, è un biologo molecolare di fama dalla vita privata quasi inesistente e abbastanza anaffettivo, probabilmente perché l’umanità non merita altro. Anche lui reincontra una sua vecchia fiamma con la quale nasce un amore ma anche qui, come avviene per Bruno, ci si mette di mezzo il destino cinico e baro. Michel, divenuto scienziato di fama mondiale, creerà un uomo geneticamente modificato destinato a prendere il posto di questa schifezza di umanità.

H. non ha certo peli sulla lingua e non manca di capacità visionarie che accompagnano un pessimismo cosmico in cui tutto è malattia e disfacimento, sia nei sentimenti che nel corpo (H. ha una vera ossessione nei confronti dell’invecchiamento).

Il punto è che trovo quest’autore fondamentalmente greve e privo di ispirazione; sideralmente lontano, per esempio, da Céline, di cui pure è un grande estimatore (assieme a il filosofo positivista Arthur Comte, più volte citato, e che nei miei lontani ricordi di liceo mi sembrava un filosofo assolutamente mediocre).

Per dirne un’altra: in più punti si parla delle “Ninfette” per le quali Bruno ha una passione. Ma a me le descrizioni di H. sono parse esclusivamente arrapate e vagamente patologiche; un abisso rispetto a quelle della “Lolita” di Nabokov, luciferine ma al contempo così piene di incanto e di dolore, ed esercizio di una capacità letteraria sublime, a dispetto della scabrosità del soggetto trattato e forse anche grazie a questo.

Insomma, nulla di questo libro mi è piaciuto, salvo forse il singolare intreccio fra trama e biofisica, cui vengono dedicati molti passi scientifico/filosofici, che peraltro non sono in grado di valutare.

Poronga

3 thoughts on “Michel Houellebecq “Le particelle elementari”

  1. A me, Houellebecq non mi becq, né mi ha mai becqé. Perché? Boh, questione di naso, che mi guida nelle mie visite in libreria. Le parole di Poronga mi confermano e rafforzano il mio pre-giuduzio.
    Vorrei però spezzare una lancia a favore del povero Comte. Che se, come immagino, non è Arthur ma Auguste, non è affatto un filosofo mediocre ma – apprendo naturalmente da wikipedia – è l’iniziatore del positivismo e il padre della moderna sociologia. Almeno per queste due cose un posto di rilievo nella storia del pensiero se lo è ritagliato, anche se – immagino – Houellebecq lo citerà probabilmente a sproposito. Che poi Comte non sia particolarmente simpatico è un giudizio che si può condividere. Ma, dopo Voltaire, quale filosofo francese è mai stato simpatico?

  2. Io del mio naso non mi fido perché non sono in grado di giudicare senza aver letto.
    Quanto a Comte lo metterei all’ultimo posto fra tutti i filosofi che ho studiato per il suo culto fideistico nella scienza che, mi pare di ricordare, lo spinse addirittura a teorizzare una specie di religione con tanto di santini (gli scienziati). Un ossimoro vivente.

  3. Ma no, dài, povero Comte! Era un umanista laico, soltanto in po’ schematico e noioso; sarebbe stato il primo a non voler sacralizzare la scienza. L’idea di sostituire gli scienziati ai sacerdoti era una provocazione in un’epoca in cui il potere della chiesa cattolica era ancora vasto e opprimente.
    Quanto alla tirata d’orecchie sul non giudicare senza aver letto, la accetto di buon grado. A mia unica giustificazione porto la brevità della vita e il numero enorme di libri disponibili, quindi tutti dobbiamo fare delle scelte affidandoci ai criteri più vari. Faccio solo notare che quando dici che non vuoi giudicare senza esperienza diretta, sei proprio un figlio del positivismo e quindi, ti piaccia o meno, del buon Comte. Io invece mostro preoccupanti tratti di irrazionalismo… O stiamo facendo un pirandelliano ” Gioco delle parti “?

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