Paolo Cognetti “Sofia si veste sempre di nero”

Questo romanzo, scritto prima de “Le otto montagne” e pur certo non al suo livello fa sperare che Cognetti non sia una meteora. Ogni capitolo del libro ha la struttura di un racconto in sé concluso, se non fosse che protagonista è sempre Sofia, che in tal modo viene raccontata dalla sua nascita fino alla giovane età adulta. Sofia vive fra una madre artistoide un po’ bipolare e un padre assente e passa momenti talora molto difficili, conditi anche da alcuni problemini di tipo alimentare. È una persona ribelle e spinosa, ma alla fine ti viene di augurarle tutto il bene possibile.

A me è piaciuto in particolare lo sviluppo del rapporto col padre che più o meno ha questa partenza:

“Nel 1988 a Sofia, undici anni, fu assegnato un tema in classe dal titolo: Parla di tuo padre. Scrisse che lei suo padre non lo conosceva, perciò non era in grado di svolgere il compito, ma se andava bene lo stesso le sarebbe piaciuto parlare del suo cane, cosa che poi fece di propria iniziativa“.

Però poi finisce col padre gravemente malato che le dice queste belle e sagge parole:

Senti, io sto bene con tua madre. E sto bene quando sono con te, sono contento adesso che parliamo. Ma l’amore arriva fino a un certo punto, più in là non ci può andare. Io non posso fare molto per la tua vita, se non darti una mano in quello che ti serve, aiutarti con i soldi, dirti studia, vai a Roma, trovati la tua strada. Ma lì mi fermo. E tu non puoi prenderti la mia malattia. Anche con tutto l’amore del mondo, qui dentro ci sono solo io“.

Non mi è piaciuto solo l’ultimo capitolo, dove si salta a New York dove Sofia va a fare l’attrice underground, che ho trovato in sé non convincente e estraneo al resto.

Poronga

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