Giovanni Arpino “La suora giovane”

arpinoicona-voto-asino2icona-voto-asinoicona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoTorino, dicembre 1950. Antonio è un travet quarantenne dalla sciapa esistenza, che si consuma fra un amore senza passione per una donna che dovrebbe sposare da quattro anni, mediocri colleghi d’ufficio, una coppia di canarini.

Da un po’ di tempo ogni sera alla 7 alla fermata di un tram incontra una giovane suora che intravede appena e con la quale non fa che scambiarsi insistiti sguardi furtivi. Antonio sa che tocca a lui parlare, ma dice -questo l’incipit del romanzo- “Non ho il coraggio”.

Dopo mille esitazioni Antonio parla e, durante un bellissimo dialogo in una buia e fredda chiesa, l’unico luogo dei loro incontri assieme alla pensilina del tram, il reciproco amore si dichiara. Serena, questo il nome della suora, è una pura e ingenua ragazza di provincia (“non so niente da sola. Capisci che non sono mai andata al cinema? Non so niente, niente”), mandata suora dai genitori per sottrarla a un ingrato  destino.

Ma a un certo punto Serena diserta gli incontri delle 7. Antonio va a cercarla a Mondovì, dove incontra la madre, secca e dura, e il padre, vinto da una vita contadina si fatica e stenti. Il breve romanzo si chiude con il ritorno di Antonio in una Torino cupa e fredda, “per queste strade che portano al Po, sparse di globi bianchi che segnano piccole osterie traversate da tubi di stufa, strette tra grandi muri luridi di nebbia, sprangati da truci inferriate rugginose”.

Montale definì questo breve romanzo “una capolavoro del suo genere”. Potete non dare retta a me, non a lui.

Poronga

 

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