Victor Hugo “I miserabili”

mis.jpgicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Questo romanzo ha esattamente gli stessi pregi e difetti de “L’uomo che ride“, ma secondo me distribuiti in modo diseguale, cioè a tutto vantaggio dei secondi.

Hugo è trombonesco, debordante, insistente, ma qui lo è oltre misura. Soprattutto quando si tratta di preparare e sottolineare gli snodi narrativi e i “punti forti” H. è quasi impossibile da leggere: fluviale, interminabile, gigionesco al punto di risultare a volte molesto se non proprio mortifero, bombarda il lettore con tirate gonfie ed eloquenti, bersagliandolo con raffiche di aggettivi  e elenchi interminabili, processioni di domande retoriche; in una parola, estenuante.

Per non parlare delle lunghissime interminabili digressioni di stampo storico, sociologico, etico ecc. che costellano il romanzo e che riguardano tutto, anche l’uso del letame umano come fertilizzante (oltre a Waterloo, i monelli, Parigi, i conventi e via dicendo).

In tutto ciò risalta la tendenza al patetico e allo sdolcinato, così come il moralismo ipocrita nel quale talvolta cade il Nostro, oltre a una visione della donna mortificante (ad esempio come agisce Cosette al momento della agnizione finale, oca e supina rispetto alle decisioni di  Marius che, pure, riguardano il di lei padre putativo e benefattore, Jean Valjean).

Dopodiché all’interno di tale contesto che ho francamente trovato insopportabile, gli vanno riconosciuti un virtuosismo letterario e anche una serietà nella ricerca e nella documentazione, per esempio con riferimento al sistema fognario di Parigi, del tutto rimarchevoli.

H. appare un uomo di qualità mostruose: non solo capace di mettere in piedi una formidabile macchina narrativa, ma anche onnipresente, onnisciente, onnipotente (tale in effetti appare il narratore).

Peccato perché se si fosse limitato a fare quello che sa fare in modo mirabile, ossia narrare, tra l’altro sorretto come è da una vis comica di tuttissimo rispetto, avrebbe prodotto dei capolavori assoluti.

Invece, forse perché distratto da troppe pretese e ambizioni, Hugo  realizza un’opera che se da un lato è uno dei colossi della letteratura mondiale, dall’altro di veramente rimarchevole mette all’attivo solo la figura di Jean Valjean (forse l’alter ego di Hugo), uomo dalla erculea forza morale, specie di santo-guerriero epico ed indistruttibile, anche se schiavo di una virtù così inesorabile e inflessibile da diventare davvero opprimente. Oltre a ciò di veramente felice (stiamo parlando di 1500 pagine) non ho trovato tantissimo: il vescovo Myriel, lo sbocciare (finalmente!) dell’amore fra Marius e Cosette, la morte di Eponine, il nonno ultrarealista Gillenormand.

La trama, complicata e ricca di colpi di scena incredibili -ma nel racconto credibilissimi- , è quella di un vero e proprio romanzone di appendice con degno gran finale.

Una citazione tremenda: “Non siamo di coloro che lusingano la guerra; quando se ne presenta l’occasione, le diciamo le sue verità. La guerra ha spaventose bellezze che non abbiamo nascosto; ha anche, conveniamone, qualche bruttura“. Chissà se Dio, cui Hugo era così devoto, lo ha perdonato.

Poronga

2 thoughts on “Victor Hugo “I miserabili”

  1. Torno ancora su Victor Hugo perché, per vari motivi, sto rileggendo Sciascia, e ho trovato questo brano del 1972, che riporto di seguito.
    ” Se si continuerà a leggere, se la civiltà della parola scritta non si spegnerà nelle prossime generazioni, credo ci sia un solo libro sulla cui sopravvivenza si può giurare e che sarà letto con la stessa passione con cui noi l’abbiamo letto, ‘L’isola del tesoro’ di Stevenson. Quando ci saranno dei ragazzi cui questo libro non piacerà, vorrà dire che è cominciata l’era dei mostri o degli angeli, che è poi la stessa cosa. Altri titoli non saprei trovare, forse i ‘Miserabili’ che io ho letto e riletto tra i dieci e i dodici anni così bene come poi non ho saputo rileggerlo a trenta “.
    Ovviamente Sciascia non dice che questi due libri sono i due capolavori assoluti della letteratura di tutti i tempi, ma che sono quelli che meglio sanno eccitare la fantasia dei ragazzi e l’amore per la letteratura e, quindi, per la vita. Si può essere d’accordo o meno ma è certamente un parere interessante ed autorevole. Poronga, tu a che età hai letto i ‘Miserabili’?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...