Adriano Sofri  “Una variazione di Kafka”

soNon bisognerebbe mai comprare un libro a scatola chiusa. Fidandomi sia di Sofri che di Kafka – non necessariamente in quest’ordine – ero convinto di leggere un libro di analisi e di critica su uno degli scrittori che amo di più; magari, sì, un po’ paludato ma comunque interessante. Invece tutto si basa su un minuscolo particolare di una frase de La metamorfosi che cambia nelle diverse traduzioni: se la luce che illumina debolmente una stanza venga dai lampioni della strada o da un tram! Sofri prende il suo compito molto sul serio, riporta numerose traduzioni de La metamorfosi in inglese, francese, italiano e spagnolo, oltre a citare traduzioni in ceco ed ungherese. E riporta lunghi brani del testo originale in tedesco. Nella traduzione si sono cimentati fior di esperti, per esempio la prima versione spagnola è di Borges, e stranamente tram e lampioni si alternano in continuazione. Sofri abbandona brevemente l’analisi di quella frase soltanto per far notare che anche la traduzione italiana del titolo è discutibile: sarebbe stato meglio ” La trasformazione ” ma ormai aveva preso piede l’altra.

Insomma, questo è un saggio puro e semplice di filologia che a mio modesto avviso starebbe benissimo in una rivista specializzata  – prova ne sia che l’apparato di note si estende, come è giusto e doveroso in studi di questo tipo, per circa  il 50% del testo – ma mi sembra del tutto fuori luogo pubblicarlo in questa collana. Insomma, un saggio estremamente pedante – e se ve lo dico io, che vengo spesso accusato di pedanteria da Poronga, potete crederci. Per i lettori comuni, non interessati alla filologia, cioè per il 99,99%, questo libro rappresenta quello che ai tempi del Sofri leader studentesco si sarebbe definito un atto di autoerotismo mentale. A me è costato 14 euro, a voi consiglio di astenervi.

P.S.  Non esprimo un voto, perché non ho la competenza necessaria. A naso, al saggio filologico darei 2 teste, ma tiro le orecchie ( d’Asino ) a Sofri e soprattutto all’editore – peraltro benemerito per molti altri aspetti – per averlo pubblicato in una collana dove c’entra come i cavoli a merenda.

P.P.S.  Non credo che fra i lettori dell’Asino ci sia qualcuno di quello 0,01% interessato alla filologia, quindi non rivelo la soluzione dell’enigma. Dico solo che era la soluzione più logica, e allora a maggior ragione, perché dedicarvi 200 pagine?

Traddles

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