Alessandro Barbero “9 agosto 378 il giorno dei Barbari”

barbicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Poronga, nel recensire il libro di Alessandro Barbero “Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo”, ha confessato di averlo lasciato a metà dopo essersi convinto che le 1300 pagine dell’e-book erano francamente troppe per un romanzo in cui succedeva “abbastanza poco e lentamente”.

Tale recensione ha provocato in me due decisioni.

La prima, di non comprare il libro, nonostante sia scritto da un autore/storico che ammiro molto e riguardi un argomento ed un personaggio per me di grande interesse.

La seconda, scrivere, a mia volta, la presente recensione su un altro libro scritto da Barbero, “9 agosto 378 il giorno dei barbari”, edito da Laterza.

Dico subito che – avendolo letto, recentemente, in edizione digitale – l’ultima pagina è contraddistinta solo dall’indicazione “pos 2543” la quale, verosimilmente, non corrisponde al numero di pagine in cartaceo ma, comunque, conferma trattarsi pur sempre di un libro che si dilunga assai sull’argomento trattato.

Forse, anche in questo caso, Barbero è stato un tantino prolisso e portato a divagare su alcuni particolari non sempre importanti.

Ma nondimeno, almeno per me, anche questa volta è stato un grande piacere leggerlo ed ascoltarlo.

Terminata la (mia) lunga premessa, preciso che il libro in questione non è un romanzo bensì la trattazione storica di un avvenimento (la battaglia persa dai Romani contro i Goti, appunto il 9 agosto 378, ad Adrianopoli) ricostruito da Barbero – anche nei suoi antefatti – quasi esclusivamente sulla base dell’unica testimonianza coeva, giunta a noi nella sua completezza, costituita dalle Storie di Ammiano Marcellino.

Probabilmente, avendo a propria disposizione una fonte così ricca e preziosa, Barbero, appassionato studioso di storia militare, ha forse finito per eccedere un po’ nella descrizione della battaglia e dei fatti militari che l’hanno preceduta.

Ciò nulla toglie al grande interesse del libro, soprattutto per l’orizzonte nuovo che apre – come spesso capita ai lettori di Barbero –  non solo sullo specifico evento trattato ma, soprattutto, sul contesto generale in cui si colloca.

Barbero, infatti, spiega in maniera convincente – e direi anche avvincente – perché il 9 agosto 378, data ignorata dalla maggior parte di noi, andrebbe, invece, considerato una data epocale, il vero spartiacque tra Antichità ed inizio del Medioevo ( titolo, invece, tradizionalmente attribuito alla caduta dell’Impero Romano di Occidente, ad opera di Odoacre, nel 476).

Come scrive Barbero   “Adrianopoli segna un’accelerazione brusca, drammatica, in un processo di apertura dell’impero romano all’immigrazione barbarica, che già da un po’ stava trasformando la società, l’esercito, il governo stesso dell’impero

Il libro, fornisce indubbiamente un quadro del Tardo Impero Romano molto più articolato ed interessante rispetto a quello insegnatoci a scuola. Ma risulta – come sicuramente nelle intenzioni dell’autore – anche estremamente attuale quando individua nella progressiva miopia, disfunzione e corruzione del potere civile e militare la principale causa della trasformazione delle “immigrazioni” – sino ad allora viste più come una risorsa che come una iattura – nelle successive “invasioni”.

Con una ulteriore notazione finale, anch’essa piuttosto inquietante nella sua attualità.

La battaglia di Adrianopoli fu persa dall’imperatore romano di Oriente. Dopo di che, in Oriente nacque e si diffuse l’intolleranza verso i barbari, con numerosi incidenti scoppiati fra la popolazione civile e i Goti. Fu così che i governanti dell’Impero di Oriente, quando i barbari (arruolati in gran numero nell’esercito romano e, soprattutto, utilizzati largamente come mercenari) divennero troppo turbolenti ed i loro capi avanzarono un po’ troppe pretese, fecero di tutto perché – dietro promesse e concessioni varie –  si trasferissero sempre più ad Occidente. Fu così che l’Occidente, governato in quegli anni assai male, finì per soccombere di fronte a questa politica “orientale” che portò, come primo regalo, il sacco di Roma del 410, ad opera di Alarico, capo dei mercenari visigoti ma – contemporaneamente – generale romano.

Falcao

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